Un giudice della Christchurch Crown Court ha licenziato una donna che era stata in prigione per 27 mesi per essersi pentita.
L'imputato scrive una lettera di scuse e dà seguito: il giudice non è d'accordo e lo dichiara colpevole
Un giudice della Christchurch Crown Court non credeva che la donna fosse sincera nel suo rimorso e le ordinò di trascorrere 27 mesi in prigione.
L’intelligenza artificiale è diventata una parte sempre più importante delle nostre vite, forse troppo.In Nuova Zelanda, una donna accusata di incendio doloso, furto con scasso, aggressione e resistenza a funzionari pubblici ha scritto una lettera di scuse utilizzando l'intelligenza artificiale per ottenere una riduzione della pena, cosa che non è stata concessa da un giudice della Corte distrettuale di Christchurch che l'ha condannata a 27 anni di prigione e una multa di 3.000 dollari.La verità è che quando il giudice ha letto l'articolo ha subito sospettato e ha deciso di verificare i fatti.Si è scoperto che la donna utilizzava l'intelligenza artificiale per scrivere, apportando solo piccole modifiche per rendere il tutto più credibile.Porca miseria per la credibilità, ma non per un giudice.
"Non ci credo"
Nelle trascrizioni dell'udienza viste dal "New York Times", risulta che il giudice Tom Gilbert non critica l'uso dell'intelligenza artificiale, spiega invece di non essere convinto del pentimento scritto attraverso l'intelligenza artificiale.Ecco come ha motivato la sua scelta, che ha riaperto il dibattito sul valore legale dei testi scritti utilizzando ChatGpt e chatbot simili.
Promesse di matrimonio scritte da AI
La Nuova Zelanda non è il primo caso in cui documenti di qualsiasi tipo finiscono sul tavolo del giudice perché scritti dall'intelligenza artificiale.Basti pensare ai due fidanzati olandesi a cui è stato annullato il matrimonio perché le promesse erano scritte (male) su ChatGpt.Per i giudici olandesi i documenti redatti da AI violavano il codice civile.
