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Il paradosso dell’intelligenza artificiale, sì immagini difficili ma censura le opere d’arte

Il paradosso dell’intelligenza artificiale, sì immagini difficili ma censura le opere d’arte

La professoressa Valeria Falce indaga la frattura tra vita reale e digitale, basata su regole apparentemente irrilevanti. Il paradosso dell'intelligenza artificiale: sì alle foto hardcore, ma censura le opere d'arte La professoressa Valeria Fales approfondisce la spaccatura tra vita reale...

Il paradosso dellintelligenza artificiale sì immagini difficili ma censura le opere darte

La professoressa Valeria Falce indaga la frattura tra vita reale e digitale, basata su regole apparentemente irrilevanti.

Il paradosso dell'intelligenza artificiale: sì alle foto hardcore, ma censura le opere d'arte

La professoressa Valeria Fales approfondisce la spaccatura tra vita reale e digitale governata da leggi apparentemente inefficaci. Inizia con la privacy

Due pesi e misure.Da un lato, la vita reale, che consiste nelle relazioni reciproche tra le persone, è concreta.Una bolla sociale, invece, consiste in interazioni tra profili virtuali e personali.Anche se spesso continuiamo a vivere nella convinzione che "tutto ciò che è illegale offline è illegale online" e viceversa, la verità è ben lontana da ciò."La maggior parte dell'accordo annunciato tra il mondo offline e quello online non è ancora stato raggiunto", scrivono Valeria Fals, professoressa di diritto economico e Jean Manet, professore di trasformazione digitale e politica sull'intelligenza artificiale e direttore del Centro per la regolamentazione dell'innovazione e la politica della concorrenza dell'Università europea di Roma, Sole 24 Ore o cublensor.

Due esempi: dalle opere d'arte censurate alle foto modificate

Il professor Falce fornisce due chiari esempi di questa mancata uniformità.Da un lato alcune opere d'arte che spesso fanno la storia e vengono censurate se pubblicate sotto forma di foto su alcuni social network, perché "le rappresentazioni di nudo vengono contrassegnate dall'algoritmo come contenuti inappropriati per gli utenti digitali".D'altronde gli stessi social network, grazie a sistemi di intelligenza artificiale, permettono di prendere letteralmente una persona e di “spogliarla” digitalmente.

“Regole” e obblighi che disciplinano il foro

Secondo l'insegnante la ragione di questa differenza è il funzionamento delle piattaforme social.Se nella vita reale ci sono persone e leggi da seguire, nei social gli utenti e i “sistemi di filtro” sono strettamente governati da un algoritmo che “risponde a impostazioni progettuali, tecniche e statistiche, ma anche a orientamenti culturali e valoriali che dipendono dai dati su cui sono formati e dalle scelte che fanno”.Naturalmente, come ricorda Valeria Falce, le piattaforme hanno un proprio ordinamento: il DSA (Digital Services Act) e l’Ai Act. I social network sono infatti obbligati a giustificare tutte le decisioni su come moderare i contenuti e a rimuovere i contenuti vietati non appena ne vengono a conoscenza.Non solo.Le piattaforme sono "soggette alla responsabilità speciale" di "valutare e ridurre al minimo i rischi derivanti dal funzionamento del loro sistema, compresa la libertà di espressione e la diffusione di contenuti illegali".Valeria Falce però sottolinea che tutto è come prima e nulla è cambiato.

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