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Twitter: 280 caratteri da oggi disponibili per tutti

Twitter: dai test alla distribuzione globale

Qualche settimana fa Twitter ha annunciato dei test che avevano per oggetto il cambiamento del numero massimo di caratteri utilizzabili per la composizione di un tweet. Questi, nello stesso test, sarebbero passati da 140 a 280 caratteri, raddoppiando dunque la lunghezza massima dei post sulla piattaforma.

Per alcune settimane la funzionalità è stata disponibile per un numero limitato di utenti, ma ora questa stessa fase di test è terminata. Come riportato dal sito statunitense TechCrunch, ma anche dal blog ufficiale Twitter, la fase di prova è terminata, ed è ora arrivato ufficialmente il momento di rivoluzionare la struttura della piattaforma che, storicamente, è sempre stata caratterizzata dai 140 caratteri. Da oggi, e per tutti gli utenti (tranne quelli in lingua cinese, giapponese, e coreano vedremo in seguito perché) la lunghezza massima di un tweet diventa 280 caratteri, e possiamo dire addio – con ogni probabilità non assisteremo ad un passo indietro – per sempre ai tweet come li abbiamo conosciuti negli anni.

Perché da 140 a 280

Twitter ha già spiegato in precedenza la ragione dietro il passaggio da 140 a 280 caratteri. In primo luogo, lo scopo è di consentire agli utenti di non restare più a corto di caratteri, o almeno che questa situazione sia resa più rara. Passando da 140 a 280 caratteri infatti non abbiamo la possibilità di comporre tweet infiniti, ma il limite a cui siamo stati abituati è raddoppiato, con un notevole aumento di spazio.

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Fonte immagine: Photo-Mix https://pixabay.com/it/users/Photo-Mix-1546875/

La volontà è stata però anche quella di rendere omogenee, a livello globale, le possibilità offerte agli utenti. In lingue come giapponese, cinese e coreano, la composizione dei tweet riesce in media ad esprimere il medesimo concetto nella metà dei caratteri rispetto al resto delle lingue. Questa la ragione per cui queste tre lingue rimangono escluse dalla rivoluzione del numero di caratteri.

Perché si, perché no

Come prevedibile, ci sono stati e ci sono pareri positivi e negativi in merito al raddoppiare del numero di caratteri massimi utilizzabili per un singolo tweet.

  • I più tradizionalisti affermano che così facendo la natura della piattaforma viene a mancare – vero, ma l’evoluzione funziona così, avrei capito questo tipo di critica se il numero massimo di caratteri fosse passato a 10000 come le indiscrezioni affermavano in passato. Il rifiuto della novità è legittimo, ma spesso è necessaria una visione più ampia. Twitter ha preso una decisione del genere per cercare di arrivare ad un pubblico leggermente più ampio.
  • C’è chi dice che sarebbero state più urgenti altre funzionalità, tra tutte la modifica dei tweet. Sono d’accordo, ma una cosa non esclude l’altra, resta il fatto che il proposito dei 280 caratteri (rendere omogenee le possibilità in tutto il mondo) è secondo me perfettamente sensato.
  • Altra critica sensata è quella secondo cui il doppio dei caratteri non significa automaticamente una migliore capacità di espressione. I 140 caratteri di Twitter, in un certo senso, erano (lo ammetto, mi fa un po’ impressione parlare al passato) una sfida di creatività, di capacità di sintesi e di efficacia, per l’utente.

Tutte le critiche sono legittime e comprensibili, ma io la penso in maniera leggermente differente. Passare da 140 a 280 caratteri è un grosso cambiamento, ma in fin dei conti l’essenza della piattaforma rimane la capacità di sintesi, la capacità di esprimere concetti – a volte complessi – in un numero limitato di caratteri. Ma soprattutto, per gli affezionati ai tradizionali 140 caratteri, bisogna dire che non c’è un obbligo per twittare testi chissà quanto lunghi; si possono ancora pubblicare contenuti brevi, gli stessi contenuti che, secondo me, resteranno ancora a lungo più efficaci.

Si possono ancora pubblicare contenuti brevi, gli stessi contenuti che resteranno, ancora a lungo,… Click to Tweet
Pubblicato il
2 settimane ago
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Web & Social Media
Andrea Careddu

Andrea CaredduSono nato nel 1994 in una piccola città del centro Sardegna. Dopo il Diploma sono fuggito dall’Isola e ora, dopo la laurea in Informazione, Media e Pubblicità all’Università di Urbino, studio sempre ad Urbino Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Appassionato originariamente solo di videogames e console, mi occupo da ormai diversi anni di tecnologia, con particolare attenzione a smartphone e computer. Mi piace esprimermi però anche su tematiche più impegnate e vicine a cultura e società, con la speranza un giorno di scrivere per professione. Mi puoi leggere su ACareddu.it e News and Coffee.

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