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Struttura della scarpa da running: le 4 parti che la compongono

Quali parti compongono la struttura di una scarpa da corsa e a cosa servono? Facciamo chiarezza su alcuni termini usati abitualmente nel mondo del running

 

Si fa un gran parlare di scarpe da corsa e anche noi abbiamo già trattato l’argomento proprio per cercare di distinguere, tra le tante informazioni a disposizione, quelle che vale davvero la pena considerare quando se ne acquista un nuovo paio. In questa occasione vogliamo invece analizzare la struttura della scarpa da running, ovvero le diverse componenti di cui è costituita, sia per conoscere meglio le nostre compagne d’avventura, sia per comprendere alcuni termini tecnici che siti o negozi specializzati usano abitualmente per descrivere i loro prodotti. Cosa significa tomaia monoblocco? Quale battistrada è specifico per la corsa campestre? E per quale ragione le varie case produttrici propongono intersuola di materiali sempre diversi? Per trovare le risposte che cerchiamo, entriamo nelle scarpe. Ma stavolta non con i piedi…

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  1. Struttura della scarpa: tomaia

La tomaia è la parte di scarpa che avvolge la zona superiore del piede, ovvero quella più visibile, che consente ai produttori di sbizzarrirsi in accattivanti accoppiamenti di colori. Normalmente realizzata in materiali sintetici (spesso più strati sovrapposti di nylon), che hanno caratteristiche di traspirabilità ma garantiscano allo stesso tempo una certa resistenza, la tomaia ha il compito di mantenere il piede comodo e fermo durante l’attività fisica, nonché asciutto in caso di pioggia. Può essere monoblocco e per questo priva di cuciture (a volte fastidiose) oppure composta da più parti, che conferiscono alla scarpa una maggiore stabilità.

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  1. Struttura della scarpa: conchiglia

Collocata nella zona posteriore della tomaia, è la parte che avvolge il tallone. Meno rigida rispetto a quella di una normale calzatura, la conchiglia di una scarpa da running è una componente fondamentale, perché ha il compito di garantire stabilità al retropiede, permettendogli di sopportare le sollecitazioni e le rotazioni a cui è sottoposto quando impatta col terreno. A questo scopo, in alcuni modelli la conchiglia è supportata da stabilizzatori a forma di ferro di cavallo e realizzati in materiale plastico. Va da sé che è proprio la conchiglia la parte più pesante della scarpa, per questo chi fabbrica calzature da running ha un bel daffare nel tentativo di limare qualcosa in termini di grammi senza per questo rendere il supporto della conchiglia insufficiente.

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  1. Struttura della scarpa: intersuola

La parte che si trova tra la tomaia e il battistrada si chiama intersuola ed è senza dubbio la componente più importante di una calzatura. È infatti dall’intersuola che dipende la durata e la qualità delle sensazioni provate da chi indossa una scarpa da corsa e dunque il successo o l’insuccesso di un modello. Le case costruttrici lo sanno bene, infatti è in questo ambito che concentrano ricerche e sperimentazioni nel tentativo di proporre di volta in volta sul mercato migliorie e innovazioni. Solitamente l’intersuola è formata da EVA (etilene vinil acetato) o dal più resistente – ma anche più pesante – poliuretano oppure da una combinazione di questi due materiali. Ma proprio in virtù dei brevetti dei vari brand, la composizione dell’intersuola si arricchisce spesso di nuovi materiali plastici ipertecnologici, come il gel proposto ormai da anni dall’Asics o la gomma uretanica – l’Adiprene – di cui si serve l’Adidas o la piastra Wave inventata dalla Mizuno. Queste tecnologie si concentrano principalmente nella zona del tallone e dell’avampiede e hanno tutte il medesimo scopo: proteggere per quanto possibile il piede, facilitando l’assorbimento dello shock dell’impatto a terra.

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  1. Struttura della scarpa: battistrada

Il battistrada è ovviamente la parte che entra direttamente a contatto col suolo. La sua funzione è soprattutto quella di garantire al movimento morbidezza e flessibilità ma allo stesso tempo un’aderenza col terreno che renda efficace l’azione della nostra spinta. Per questo il battistrada è solitamente realizzato in gomma al carbonio, sebbene le mescole siano distribuite diversamente tra il tallone e l’avampiede. Il disegno varia a seconda del terreno e dell’uso per cui la scarpa è realizzata: liscio per l’asfalto, con medie sporgenze per terreni misti, con tasselli o chiodi per corse fuoristrada. Attraverso il controllo del battistrada è possibile anche monitorare lo stato di usura delle nostre scarpe e rendersi conto di un eventuale difetto di appoggio o di spinta quando il consumo non è omogeneo ma più evidente in certe zone.

Pubblicato il
7 mesi ago
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Fitness & Running
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