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Scarpe da corsa: i 4 fattori che determinano la scelta

Tra le tante informazioni che riceviamo, vediamo di capire quali fattori contano davvero nella scelta delle scarpe da corsa

 

Le scarpe da corsa sono importanti (su questo non ci piove). Ma il business che ormai s’è creato intorno a loro ne ha forse esasperato il ruolo e senz’altro ha creato confusione tra quanti si trovano a scegliere tra decine di modelli (diversi?) al momento di un nuovo acquisto. È davvero così importante lesinare sui grammi del loro peso? È corretto seguire religiosamente l’evoluzione di un modello fortunato? Esiste una scarpa migliore delle altre? Proviamo a fare chiarezza sull’argomento e a vedere quali elementi dobbiamo davvero tenere in considerazione quando scegliamo le nostre nuove compagne di avventura.

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  1. Scarpe da corsa: l’appoggio

Partiamo da un presupposto: la vera funzione di una scarpa non è quella di far correre più veloce, ma quella di far correre meglio. Perciò la scarpa migliore è quella che preserva il piede da irregolarità motorie quasi sempre connaturate. Ma proprio perché ogni piede ha una sua conformazione, è bene che ognuno conosca le caratteristiche dei propri piedi e del proprio appoggio. In molti punti vendita specializzati si effettuano test su tapis roulant per verificare il tipo di appoggio; più banalmente è possibile scoprirlo osservando quali zone delle nostre scarpe siano maggiormente sottoposte a usura. Esistono tre tipi fondamentali di appoggio: la pronazione (consumo maggiore nell’avampiede), la supinazione (consumo maggiore lungo i bordi esterni) e l’appoggio neutro (consumo distribuito in modo omogeneo). Se appoggio neutro e pronazione consentono di scegliere le più comode tra una vasta gamma di scarpe, supinatori e iperpronatori devono invece valutare con maggiore attenzione: gli iperpronatori, che subito dopo aver toccato il terreno tendono a ruotare il piede verso l’interno, necessiteranno di scarpe stabili, che garantiscano loro il massimo supporto; ai supinatori, che invece scaricano la rotazione verso l’esterno, serviranno scarpe ammortizzate, che assorbano l’impatto col terreno, preservando il piede da traumi.

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  1. Scarpe da corsa: peso (…il proprio)

Quando una nuova scarpa viene lanciata sul mercato, spesso si dà risalto alla sua leggerezza. In realtà non è al suo peso che dovremmo badare, ma al nostro. Un atleta di 80 chili che scelga di correre con scarpe A2 (intermedie sotto i 200 grammi) non solo non andrà più veloce, ma probabilmente si procurerà dei danni, poiché non troverà alcuna protezione in modelli minimalisti. Allo stesso modo non ha senso che un atleta poco oltre i 60 chili acquisti scarpe A4 (che sfiorano i 400 grammi), perché il suo peso non richiede un eccessiva stabilità: nel migliore dei casi durante la corsa gli sembrerà di avere ai piedi due zavorre. Per chi è alle prime armi ma anche per il runner esperto che ha deciso di correre senza l’ansia del cronometro, il peso della scarpa è un fattore del tutto ininfluente; solo all’agonista a caccia del personale è concesso ragionare in termini di grammi quando c’è da scegliere le ali da mettere ai piedi.

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  1. Scarpe da corsa: la misura

Potrebbe sembrare ovvio ma uno degli errori che si commettono spesso acquistando scarpe da corsa è proprio quello di sbagliare taglia. Questo perché si sceglie il numero che si calza abitualmente senza considerare che durante la corsa si indossano calzini tecnici solitamente più spessi di quelli comuni e (soprattutto) che durante l’attività fisica il piede tende a gonfiarsi e necessita di più spazio all’interno della scarpa. In genere la scarpa da corsa dovrebbe avere una taglia in più rispetto a quella da passeggio ma il consiglio è di provare sempre le scarpe in negozio prima di acquistarle; ancor meglio farlo indossando una calza da running e di sera, quando il piede tende ad essere più gonfio. Attenzione anche al cambio di marca, perché a causa delle tecnologie e dei materiali utilizzati, la taglia 40 di un brand non sempre è identica a quella di un altro.

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  1. Scarpe da corsa: il prezzo

Vale la pena spendere un capitale in scarpe da running per star dietro ad un mercato che corre a passo da lepre? A nostro avviso no. E non è una questione etica (esistono milioni di modi per spendere più soldi inutilmente) ma prettamente tecnica. I vari produttori si sono affidati a tecnologie ormai così evolute da non riuscire a garantire migliorie tanto evidenti da giustificare i costi di lancio. Anzi, non è raro assistere alla delusione di acquirenti che rimpiangono il modello di scarpa precedente, perché le nuove sperimentazioni non hanno dato i risultati sperati. Il nostro consiglio è pertanto quello di attendere qualche tempo prima di acquistare l’ultima novità, non solo per far abbassare il prezzo ma soprattutto per aver modo di informarsi sul gradimento del prodotto. Tanto più che – lo ripetiamo – non esistono scarpe magiche in grado di farci correre più veloce di quanto sappiamo fare. Abebe Bikila sarebbe d’accordo con noi. Oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960, replicò quattro anni dopo a Tokyo stabilendo il nuovo primato del mondo (2 ore e 12 minuti). Non spese un solo centesimo in scarpe da corsa, era fenomeno di suo: correva scalzo.

Pubblicato il
11 mesi ago
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Lifestyle
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