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Sarahah è molto meno di una tendenza

Sarahah è l’app “del momento”

Se non ne hai sentito parlare probabilmente hai passato pochi, pochissimi minuti nel feed di uno qualsiasi dei tuoi social preferiti negli ultimi giorni. Da Twitter a Snapchat, sino – immancabilmente – a Facebook, tutti parlano di Sarahah, tutti ne parlano come dell’app “del momento”, ed effettivamente può sembrare così. Come dichiarato anche dalla piattaforma tramite il profilo Twitter ufficiale, l’app è arrivata al primo posto su App Store in 30 paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia, e ha registrato oltre 250 milioni di visitatori e più di 1 miliardo di pagine visualizzate. Nessuna informazione ufficiale sul numero di download dell’app.

Io non credo che questa sia l’applicazione del momento, non credo che Sarahah possa essere l’app rivoluzionaria e che possa attirare con costanza utenti, ma spiegherò il perché più avanti nel post. Prima, è opportuno fare un passo indietro e, per chi non ne fosse a conoscenza, esplorare il funzionamento dell’applicazione, che può essere scaricata per iOS su App Store, per Android su Google Play, o utilizzata nella versione desktop al sito Sarahah.com.

Come funziona Sarahah

La registrazione a Sarahah è molto semplice. Una volta effettuato il download dell’applicazione sul proprio dispositivo oppure esservi recati sul sito linkato in precedenza, basterà inserire un nickname @nomeutente, che deve essere unico e non già utilizzato da altri utenti, un Nome Utente, e un indirizzo email. Ora siete su Sarahah, e siete pronti ad inviare e ricevere messaggi anonimi. L’app richiederà il permesso per sincronizzare i contatti nella vostra rubrica alla ricerca di utenti Sarahah, ma potrete anche cercare manualmente nella schermata di ricerca apposita, a cui è possibile accedere tramite l’apposito tasto nella barra in basso.

sarahah

Fonte immagine: Sarahah App Store

È proprio sui messaggi anonimi che si basa Sarahah. La particolarità dei messaggi di Sarahah è che non è possibile rispondere. Così come, ovviamente, non è possibile risalire a chi abbia inviato un messaggio – se doveste leggere di una imminente funzionalità di questo tipo sappiate che è una bufala al 99 %. Potete segnalare i messaggi che non gradite, apprezzarli mettendo un cuoricino, o bloccare l’utente che ne ha mandati di particolarmente fastidiosi.

C’è però da dire che la ragione per la quale è stata creata Sarahah è molto diversa dall’utilizzo che concretamente ne viene fatto. Lo scopo è (era, ndr) quello di incoraggiare all’interno delle aziende l’invio di commenti costruttivi, anche critici, senza aver paura di ripercussioni. Quello che però succede è che Sarahah è utilizzato oggi come veniva usato Ask.fm alcuni anni fa, solo che – per quanto possibile – Sarahah è anche peggio.

Perché non è una tendenza e perché non può durare

Secondo me non si tratta di una tendenza, Sarahah non è qualcosa che può durare. È semplicemente la novità, il fatto che – anche mediaticamente – se ne parli tanto a dare popolarità a qualcosa che è scomodo e non funzionale. Le ragioni sono diverse e molto semplici.

La prima è che l’anonimato fa più male che bene. Nonostante i buoni propositi di chi la piattaforma l’ha creata, il cyberbullismo è dietro l’angolo. Potrebbe essere effettivamente utilizzata per dire cose costruttive, anche negative ma con un minimo di senso, invece appena l’utente ha garanzia di anonimato, spesso si riduce ad insulti e commenti a sfondo sessuale, un comportamento classico, purtroppo. Per non parlare poi della mancanza di trasparenza, per cui raramente un utente pubblicherà tutti i messaggi che riceve, perciò è molto facile costruire un profilo scegliendo quali messaggi pubblicare e quali censurare, o addirittura inviare a sé stessi quelli che si vorrebbero ricevere dagli altri. Non sarà troppo facile aumentare così le dimensioni del proprio ego?

La seconda ragione è sostanzialmente che Sarahah non è user-friendly. D’accordo, è possibile condividere i messaggi che si ricevono, ma comunque questo avviene perché non è presente un feed personale, ed è scomodissimo. Se io, utente X, volessi utilizzare l’app intensamente e mostrarlo agli altri, dovrei praticamente invadere i miei profili social con gli screenshot, senza consentire agli altri di vedere insieme sull’app tutte le domande che io ho ricevuto, o almeno quelle che ho reputato accettabili.

In sostanza, per quanto non mi abbiano mai fatto impazzire i servizi che consentono l’anonimato – esclusa la piattaforma di blogging anonimo Telegraphera meglio quando si usava Ask.fm. Era simile, ma almeno gli utenti potevano visualizzare le risposte che gli altri davano alle proprie domande (o a quelle a cui sceglievano di rispondere) in un feed personale che andava a creare una narrazione, a volte anche dei dialoghi. Al di fuori dell’idea originale, che reputo apprezzabile, credo che il tormentone Sarahah sarà anche meno di un tormentone, e oltre a dare spazio a molti vigliacchi con insulti e commenti per niente costruttivi, non durerà più di qualche mese – non, almeno, con la risonanza che ha in questo momento.

Pubblicato il
2 mesi ago
Categorie
Web & Social Media
Andrea Careddu

Andrea CaredduSono nato nel 1994 in una piccola città del centro Sardegna. Dopo il Diploma sono fuggito dall’Isola e ora, dopo la laurea in Informazione, Media e Pubblicità all’Università di Urbino, studio sempre ad Urbino Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Appassionato originariamente solo di videogames e console, mi occupo da ormai diversi anni di tecnologia, con particolare attenzione a smartphone e computer. Mi piace esprimermi però anche su tematiche più impegnate e vicine a cultura e società, con la speranza un giorno di scrivere per professione. Mi puoi leggere su ACareddu.it e News and Coffee.

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