Prime Olimpiadi moderne: festeggiamo una data storica per i cinque cerchi!

L’importante non è vincere, ma partecipare” sono parole che appartengono alla faretra di ognuno di noi, in quanto non esiste bipede senziente che non le abbia utilizzate almeno una volta nella vita. Dicesi, un qualcosa che appartengono alla quotidianità tanto che viene facile pensare ad baffuto barone francese con i cinque cerchi sullo sfondo, ma il grande libro della storia non ha mai confermato il tutto. Per la cronaca, esistono filoni di pensiero secondo cui è sbagliato attribuire il tutto a quel tale che, il giorno 1 Gennaio 1863 presso l’anagrafe di Parigi, fu registrato come Pierre de Frédy, ma non è questo il sugo della storia. No, non è questo il punto, in quanto c’è una data sul calendario che va festeggiata, visto che correva il 6 Aprile 1896, quando andarono in scena le prime Olimpiadi moderne. Queste sì partorite dalla mente di Pierre de Frédy o, come è riportato sui libri di storia, del barone Pierre de Coubertin.

Prime olimpiadi moderne

Saluti dal cuore delle prime Olimpiadi moderne!

L’importante non è vincere, ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria, ma la certezza di essersi battuti” è la frase completa che ha attraversato secoli ed è giunta ai giorni nostri ancora fresca, attuale ed assai utilizzata. D’altronde, in queste parole c’è racchiuso lo spirito dei Giochi olimpici, quella che dovrebbero sulla carta essere una manifestazione sportiva, ma in realtà è qualcosa di magico. Inutile dire che alla magia dei cinque cerchi non si può resistere, così è assolutamente normale trovarsi incollati al televisore per quegli sport che se ne ignora l’esistenza oppure restare senza parole davanti a qualche impresa destinata a durare in eterno. Sì, cosa siano bene le Olimpiadi sono un qualcosa che non si può spiegare, dato che è sicuramente meglio viverle e tutto questo ha avuto un inizio con le prime Olimpiadi moderne, motivo per cui oggi è il Natale dei Giochi. Ecco, saremmo degli eretici a non celebrare questo giorno.

Dallo studio della guerra franco-prussiana all’idea delle prime Olimpiadi moderne!

Prima di addentrarci nella selva oscura dei Giochi olimpici, bisogna specificare come la parola Olimpiadi non è scomparsa dal 393 d.C. al 6 Aprile 1896, in quanto già nel XVII secolo ci sono tracce di Olimpiadi sparse in Francia ed in Grecia. Peccato, però, che altro non sono che limitate manifestazioni sportive che di internazionale non avevano nulla. Il grande artefice delle prime Olimpiadi moderne è, come già detto in precedenza, Pierre de Coubertin, ma il come gli sia venuta l’idea è alquanto bizzarro. Facile pensare ad una sua nobile volontà di far rinascere lo sport con la s maiuscola, decisamente più arduo immaginare che le origini siano da cercare all’interno di un conflitto bellico. D’altronde, Pierre de Coubertin di professione faceva lo storico e ci piace immaginarlo nella sua dimora intento a sfogliare quei grandi libri alla ricerca delle cause della sconfitta francese nella guerra franco-prussiana (1870-1871). Sì, questa è la cornice nella quale si è accesa la lampadina per le prime Olimpiadi moderne, dato che il risultato della sua analisi fu che i francesi non avevano ricevuto una educazione fisica adeguata, motivo per cui si impegnò per migliorarla. Allo stesso tempo, però, Pierre de Coubertin voleva trovare la via per avvicinare le nazioni, permettendo ai giovani di potersi sfidare in un ambito sportivo piuttosto che bellico. Ecco, dunque, trovate le radici delle prime Olimpiadi moderne.

Pierre e i suoi Cinque cerchi tanto amati!

Atene, la Grecia e le prime Olimpiadi moderne: un trittico non così scontato!

Se si pensa alle Olimpiadi, allora, uno dei primi collegamenti che viene in mente è ovviamente la Grecia ed è una cosa buona e giusta, dato che proprio da quelle parti si è accesa per la prima volta la torcia olimpica. Già, partorita, dunque, l’idea di riportare in vita i Giochi olimpici dovrebbe apparire come conseguenza lineare quella che ad organizzare le prime Olimpiadi moderne sia la Grecia, eppure non è stato poi così scontato. Certo, il 6 Aprile 1896 la cerimonia d’apertura si è svolta ad Atene, ma è il come si è arrivati alla capitale della Grecia rappresenta un percorso tutt’altro che lineare. Riavvolgiamo il nastro ai tempi del primo congresso olimpico tenutosi dal 16 al 23 Giugno 1894 presso l’anfiteatro dell’Università Sorbona di Parigi, dove il barone Pierre de Coubertin snocciolò le sue idee davanti ad una platea abbastanza numerosa. Per la cronaca, i registri, infatti, parlano di più di 2.000 persone con alte cariche annesse come il re del Belgio, il principe del Galles e il principe ereditario greco. I presenti ascoltarono ed annuirono alla proposta di Pierre de Coubertin di far svolgere le prime Olimpiadi moderne in concomitanza dell’Esposizione Universale del 1900 in scena a Parigi con tanti saluti ad Atene e alla Grecia. Qualcuno, però, fece notare come si poteva correre il rischio di perdere l’interesse del pubblico dato i sei anni d’attesa, motivo per cui si decise di svolgere i Giochi da lì a due anni con Londra come città prescelta da quasi tutto il comitato con Budapest come seconda opzione. Tra i due litiganti, il terzo godo e così, dopo un’accesa discussione, de Coubertin propose Atene che venne accolta all’unanimità. “Con profondo sentimento verso la cortese petizione del barone de Coubertin, mando a lui e ai membri del Congresso, con i miei più sinceri ringraziamenti, i miei migliori auguri per il rilancio dei Giochi olimpici” sono state le parole con la quale Re Giorgio I di Grecia ha commentato questa decisione.

Vista dall’Atene olimpica!

Le prime Olimpiadi moderne e soliti problemi!

La notizia che le prime Olimpiadi moderne si sarebbero svolte in Grecia fu accolta tra gli applausi della gente di Atene, ma in giro per l’Europa si potevano trovare pareri contrari. The Times fece notare come sul suolo britannico ci fossero impianti già pronti e sicuramente più all’altezza, mentre ai tedeschi questa idea dei Giochi non era apparsa poi così geniale forte del fatto che era stato un francese a proporla. Chiacchiere a parte, il vero problema era di natura economica, poiché la Grecia, tanto per cambiare, era attraversata da crisi finanziarie e politiche, rasentando spesso la bancarotta. Aggiungete, poi, il fatto che per organizzare i Giochi si sarebbe speso tre volte tanto la cifra ipotizzata in principio e si fa presto a capire come le prime Olimpiadi moderne hanno rischiato di naufragare. Anzi, di cambiare sede con Budapest pronta all’evento, ma grazie allo sforzo di Pierre de Coubertin si è salvato tutto. Sì, il barone ha dato vita alla “conquista della Grecia” o “la battaglia d’Atene” per convincere la famiglia reale ad interessarsi dell’organizzazione. Missione compiuta con il principe Costantino sicuramente sugli scudi e così, grazie a donazioni pubbliche e private, iniziative come francobolli celebrativi, vendita dei biglietti le prime Olimpiadi moderne si svolsero ad Atene. Per la cronaca, tale George Avaroff donò 920.000 dracme (120.000 dollari del 1896), ricevendo in cambio una statua eretta al di fuori dello Stadio Panathinaiko, inaugurata il giorno prima del 6 Aprile 1896.

Francobollo per l’occasione!

Numeri e curiosità delle prime Olimpiadi moderne!

Dichiaro aperti i primi Giochi olimpici internazionali di Atene. Lunga vita alla Nazione, lunga vita al popolo greco” sono state le parole con la quale Re Giorgio I ha tagliato l’aria dello Stadio Panathinaiko di Atene il 6 Aprile 1896, davanti a ben 80.000 persone. Per la cronaca, a questa prima edizione non era prevista la lettura del giuramento che arriverà solamente ad Anversa nel 1920. Restando ad Atene, quindi, si può scoprire che vi presero parte 285 persone, di cui 169 greci, in rappresentanza di 14 nazioni, perché, nonostante una buona campagna di stampa, vigeva il dilettantismo e, dunque, non c’era una selezione degli atleti migliori. Anzi, spesso vi hanno preso parte anche dei turisti che avevano la fortuna di trovarsi ad Atene in quei giorni tanto per avere un’idea dello spirito olimpico. Giochi, però, banditi al genere femminile, in quanto per Pierre de Coubertin “la partecipazione delle donne fosse un male per l’atleta di sesso maschile“. Scontata l’assenza di un villaggio olimpico e nei dieci giorni di Giochi si sono contati solamente sei fotografi ufficiali firmati Kodak!

Cartolina del giorno d’apertura dei Giochi!

Il medagliere di Atene 1896!

Una delle cose che da sempre affascina la mente degli sportivi è quell’attrezzo noto come medagliere e ad Atene 1896 a far la parte del leone, tanto per cambiare, sono stati gli Stati Uniti d’America che hanno portato a casa ben 20 medaglie (11 ori, 7 argenti e 2 bronzi). I padroni di casa si sono piazzati al secondo posto, mentre terza la Germania e comunque dieci delle quattordici nazioni partecipanti sono finite a medaglie. Cile, Bulgaria, Svezia ed Italia sono le “fantastiche” quattro che non hanno provato l’ebrezza di mettersi al collo una medaglia. Per la cronaca, il bronzo non era contemplato ed è stato assegnato retroattivamente dal CIO.

Medaglie preziose marchiate Atene 1896!

L’Italia e le prime Olimpiadi moderne!

Il tricolore con marchio sabaudo non è stato sventolato su Atene, in quanto la spedizione azzurra non ha trionfato in nessuna disciplina anche perché parlare di spedizione non è il termine più appropriato. Del resto, la presenza dell’Italia alle prime Olimpiadi moderne non è certa, dato che i due tesserati del CIO, Mario Lucchesi-Palli e Riccardo Carafia d’Andria, non partirono per la Grecia, mentre il maratoneta Carlo Airoldi fu respinto ad Atene etichettato come professionista. Un giornalista greco, però, ha documentato di Giuseppe Rivabella nella disciplina del tiro a segno con carabina militare, mentre non c’è traccia sui registri del CIO del ciclista Angelo Porciatti. Insomma, l’Italia non può di certo sorridere, eppure le prime Olimpiadi moderne hanno portato proprio sul Bel paese un qualcosa che ha influenzato sicuramente la vita di tutti i giorni, poiché il 3 Aprile 1896 uscì per la prima volta in edicola La Gazzetta dello Sport su carta verde con lo scopo di narrare le gesta a cinque cerchi.

Una prima pagina storica!

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Published
3 settimane ago
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Sport
Paolo Nicoli

paolo-nicoliIl pallone è uno dei miei migliori amici, proprio come per il grande Oliver Hutton. Solo che a lui gli ha salvato la vita, mentre a me l’ha resa più emozionante.
Allevato nella periferia di Bergamo a pane e calcio, ho imparato a leggere non sui libri o sulle favole, ma sul rosa della Gazzetta. Mia madre, per tenermi fermo, mi parcheggiava davanti al televisore con la cassetta della finale Milan- Steaua Bucarest del 1989. Ho cullato il sogno di diventar giornalista sportivo fin dai banchi di scuola, dove riempivo le pareti con “La Gazzetta di Paolino”, un simpatico foglio di commento alla giornata di campionato. Venero Federico Buffa. La domenica consumo il sacro rito: salamella e partita. In America direbbero che ho contratto la “disease” da soccer.

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