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La morte di Paolo Borsellino: cos’è successo quel giorno in Via D’Amelio

Paolo Borsellino: 24 anni fa la strage. Ancora troppi i punti bui

Paolo Borsellino moriva in un attentato dinamitardo il 19 luglio 1992 in Via D’Amelio. Il giudice della squadra antimafia si era recato in visita alla madre che abitava in un appartamento della via periferica di Palermo. Si è trattato di una morte annunciata. Solo qualche mese prima infatti, il 23 maggio, l’amico e collega Giovanni Falcone era caduto vittima nella strage di Capaci. Gli autori erano gli stessi: gli appartenenti a Cosa Nostra. Ma cosa è successo veramente quel giorno in Via D’Amelio?

Giovanni Falcone e Paolo Borselino

 

1.  Paolo Borsellino: la strage di Via D’Amelio

Paolo Borsellino quella domenica pomeriggio era andato a trovare l’anziana madre come faceva ogni settimana. Ad accompagnarlo i sei agenti della scorta. Morirono tutti tranne l’agente Antonino Vullo portato in ospedale in condizioni gravissime. Come dichiarerà in seguito, Vullo era l’unico a non essere sceso dall’auto per poterla posteggiare. Nemmeno il tempo di rendersene conto e ci fu lo scoppio. Ma cos’è successo veramente?

2.  Paolo Borsellino: una morte annunciata

Paolo Borsellino era ‘un morto che cammina’. Cosa Nostra aveva organizzato da mesi l’attentato intessendo rapporti e fitte trame. Le dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino sembravano aver chiarito almeno le dinamiche dell’attentato di Via D’Amelio. Scarantino ha affermato che quel giorno lui e Salvatore Candura avevano azionato il detonatore che fece esplodere la 126 parcheggiata sotto casa della madre di Borsellino. L’auto sarebbe stata rubata e  preparata nella officina di Giuseppe Orofino. Era stata persino manomessa la linea telefonica per intercettare le conversazioni tra Paolo Borsellino e la madre in modo da conoscere gli spostamenti del giudice.

3.  Paolo Borsellino: i processi Borsellino

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Scarantino e Candura sono state smentite nel corso delle indagini e dei procedimenti penali. In particolare durante il processo Borsellino Quater il pentito Gaspare Spatuzza si è autoaccusato del furto della 126 e ha affermato di averla portata lui stesso presso l’officina di Maurizio Costa e non di Orofino come dichiarato da Scarantino. Dunque sulla morte di Paolo Borsellino quel giorno in Via D’Amelio ci sono ancora punti oscuri.

4.  Paolo Borsellino: i mandanti della strage

I nomi dei mandanti sarebbero però certi. Tra essi spicca quello di Totò Riina, mentre Bernardo Provenzano è stato condannato per concorso esterno in strage mafiosa. Vincenzo Scarantino ha raccontato di una riunione del clan avvenuta nella villa del mafioso Giuseppe Calascibetta in cui si sarebbe decisa la morte di Paolo Borsellino. Ha fatto anche i nomi di alcuni dei partecipanti tra cui Salvatore Cancemi e Gioacchino La Barbera che però smentirono la sua versione. Rimane una domanda. Quali sono stati i mandanti occulti della strage? L’inchiesta sembrava aver preso una svolta quando nel 1998  Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono stati iscritti nel registro degli indagati per concorso in strage. L’indagine è stata però archiviata nel 2002 poiché non si era potuta trovare la conferma di un effettivo coinvolgimento.

5.  Paolo Borsellino: dove fu azionato il congegno

La strage di Via D'Amelio

Nel 2001 il collaboratore di giustizia Calogero Pulci nel corso del processo Borsellino bis ha indicato il Castello di Utveggio come luogo in cui sarebbe stato azionato il congegno esplosivo. Fatto di nota visto che il Castello era sede distaccata del Sisde. Dieci anni dopo il processo Borsellino quater ha portato alla luce una realtà diversa. Sarebbe stato inizialmente deciso di utilizzare come base un appartamento nelle vicinanze. In un secondo momento il mafioso Giuseppe Graviano aveva preferito azionare il telecomando da un cortile di un palazzo in fondo alla via, nascondendosi dietro a un muretto.

6. Paolo Borsellino: l’agendina rossa

Nuovi segreti emergono con il passare degli anni. Nel 2006 la Procura di Caltanissetta ha aperto un’indagine per la scomparsa dell’agenda rossa del giudice Borsellino a seguito di una nuova segnalazione. In una fotografia infatti si vede il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli tenere in mano la borsa del giudice Borsellino che conteneva l’agendina. Secondo recenti indiscrezioni però l’agendina potrebbe essere stata proprio nelle mani del giudice al momento dello scoppio. La figlia di Paolo Borsellino, Lucia, nella deposizione presso la Corte d’Assise di Caltanissetta nell’ottobre del 2015 ha confermato solamente che quel giorno il giudice aveva infilato l’agenda nella borsa come faceva tutte le mattine.

L’approvazione alla Camera il 24 settembre scorso dell’introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale potrebbe costituire una svolta importante. Sarebbe infatti un deterrente maggiore per i pentiti a non fornire false dichiarazioni. Si potrebbe quindi sperare di far chiarezza sulla morte di Paolo Borsellino nella Strage di Via D’Amelio e sui suoi punti bui ancora numerosi. L’appro

 

 

 

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1 anno ago
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