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Miracolo sul ghiaccio: rivivi il 22 Febbraio 1980

Miracolo sul ghiaccio: un passo nella storia di Lake Placid!

“Adesso credo nei miracoli in questa notte di tequila bum bum” sono parole che se pronunciate così non possono far altro che essere accompagnate da un movimento del ginocchio, perché di stare impassibili proprio non se ne parla. D’altronde, ad Adelmo Fornaciari quelle note sono uscite particolarmente bene, in quanto a Baila Sexy Thing non possiamo assolutamente resistere soprattutto se il calendario indica il 22 Febbraio. No, non è un giorno come gli altri, in quanto il 22 Febbraio 1980 il grande libro della storia ha visto scriversi pagine che grondando di emozioni, dato che sono quelle racchiude sotto il titolo di miracolo sul ghiaccio. Già, bisogna credere nei miracoli soprattutto in questo anche se la tequila bum bum resta al suo posto. Anzi, a dover di cronaca bisognerebbe parlare di miracle on ice visto che i protagonisti sono i ragazzi del Team USA della squadra di hockey sul ghiaccio in grado di mettersi al collo una medaglia d’oro assai dura da pronosticare alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Lake Placid. Il grande regista, però, ha deciso di manifestarsi e di dare una lezione di vita che va al di là dello sport, perché il miracolo sul ghiaccio è il trionfo di una serie di fattori chiamati duro lavoro, sacrificio, spirito di squadra e tanto, tanto, cuore. Sì, con questi ingredienti si possono realizzare i proprio sogni e il miracolo sul ghiaccio è lì a ricordarlo.

miracolo sul ghiaccio

Cartolina di un momento storico!

Miracle on ice, dunque, è un qualcosa che va oltre il mondo dello sport, tanto da essere conosciuto anche da chi con Lake Placid ha avuto poco a che fare, eppure quei fatti del 22 Febbraio 1980 appartengono al bagaglio culturale dell’America e non solo. Anzi, si potrebbe benissimo sancire un prima e un dopo con, appunto, il miracolo sul ghiaccio a fare da spartiacque. Del resto, laddove sventola la bandiera a stelle e strisce provi a pronunciare la parola miracolo, allora, la prima cosa che viene in mente sono quei ragazzi con la maglia di Team USA, perché hanno riscritto il sogno americano. Sì, quello di una squadra sfavorita che ribalta ogni pronostico, dando vita a Davide contro Golia con quest’ultimo ad avere la forma della squadra di hockey dell’URSS. Già, piccolo particolare non di poco conto è che quel 22 Febbraio 1980 l’avversario da battere erano quei sovietici con i quali rapporti erano tutt’altro che amichevoli. Dicesi, tempo di guerra fredda, motivo per cui anche una partita ad hockey si trasformava nel palcoscenico di una sfida. Ecco, forse, nemmeno loro potevano immaginare, però, di dare vita al miracolo sul ghiaccio.

Team USA e la vigilia non proprio da sogno per Lake Placid 1980!

La cornice è quella, come detto, in cui i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Sovietica erano abbastanza gelati come la pista del palazzetto di Lake Placid. Per la cronaca, Jimmy Carter, che ai tempi occupava lo studio ovale della Casa Bianca, stava ponderando l’idea di boicottare i Giochi Olimpici di Mosca del 1980 a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, ma questa è un’altra storia. La stretta attualità di quei giorni parla di un Team USA che non godeva affatto dei favori dei pronostici. Anzi, erano stati valutati settimi sulle dodici squadre pronte a prendere il via alle Olimpiadi di Lake Placid. Del resto, la squadra allenata da Herb Brooks era composta da giocatori quasi sconosciuti, visto che era farcita da universitari e dilettanti, mentre gli URSS godevano di quella che veniva considerata una vera e propria armata rossa. D’altronde, non c’era il professionismo nel Blocco Sovietico, motivo per cui erano si dilettanti sulla carta, ma in realtà erano, forse, una delle più grandi squadre di hockey che il mondo abbia mai visto. Il 9 Febbraio 1980, Team USA e URSS si sfidarono in un match amichevole con i sovietici che si imposero per 10 reti a 3. Semplicemente, una partita a senso unico per la compagine guidata da Boris Mikhailov.

Team USA al gran completo!

Herb Brooks: l’artefice del miracolo sul ghiaccio!

No, non serviva il pendolino di Maurizio Mosca per capire a chi doveva essere assegnata la medaglia d’oro nella disciplina dell’hockey sul ghiaccio, perché a Lake Placid tutti avevano puntato il loro dollaro sull’Unione Sovietica. Tutti tranne uno e quell’uno era Herb Brooks, dato che nella sua testa c’era la convinzione di poterli battere i sovietici. Brooks, quindi, ha plasmato il Team USA a sua immagine e somiglianza, facendo letteralmente sputare sangue ai suoi ragazzi e spiegandogli come un’occasione del genere non si sarebbe più presentata. No, Brooks aveva il mantra del vietato fallire lui che con le Olimpiadi non aveva un bel rapporto, visto che era stato tagliato nel 1960 a pochi giorni dall’inizio della manifestazione. Dicesi, un conto in sospeso che Brooks aveva deciso di saldare a Lake Placid dove ha portato una squadra di ragazzini in grado di pattinare con i più forti di sempre. Del resto, la leggenda narra che i suoi allenamenti fossero tutt’altro che leggeri, ma il miracolo sul ghiaccio è figlio di tanto sacrificio.

Brooks tra i suoi ragazzi!

A Lake Placid una partenza in sordina, ma il Team USA avanza!

La formula dell’hockey sul ghiaccio prevedeva un girone eliminatorio che avrebbe poi portato a quello per le medaglie e in pochi pensavano che Team USA avrebbe potuto farvi parte, soprattutto dopo il pareggio all’esordio contro la Svezia. Già, in quell’occasione viene scoperchiato nuovamente il vaso di Pandora e Brooks è travolto dalle critiche, ma la sua squadra inizia ad ingranare ed infila una vittoria dietro l’altra. Il riscatto è contro la Cecoslovacchia che scarsa non lo era di certo, visto che era ritenuta la seconda potenza mondiale alle spalle di quell’URSS che stava passeggiando nel proprio girone. Team USA, dunque, vince con un netto 7-3 che porta la critica ad apprezzare il gioco fisico e ben coordinato dei ragazzi di Brooks, che saranno in grado di replicarsi anche contro Norvegia, Romania e Germania dell’Est. Il miracolo sul ghiaccio, quindi, inizia a prendere forma, dato che Team USA accede al girone in cui si scrive la storia.

Lake Placid oggi…

22 Febbraio 1980: il giorno del miracolo sul ghiaccio!

A meno che il ghiaccio non si sciolga, ci si attende che l’URSS vinca la medaglia d’oro per la sesta volta negli ultimi sette tornei” sono i termini esatti utilizzati il giorno prima del match dall’editorialista Dave Anderson del New York Times. No, al miracolo sul ghiaccio ci credono in pochi, eppure il palazzo di Lake Placid è pieno in ogni ordine di posto e tutti si sono presentati con una bandiera a stelle e strisce. Per la cronaca, avete presente il coro U-S-A, U-S-A? Ecco, ha visto la luce proprio in quel 22 Febbraio 1980, il giorno in cui si è fatta la storia. Team USA subito sotto, ma questo partire in svantaggio è stato una sorta di filo rosso di tutte le partite giocate dai ragazzi di Brooks. Il “punto di svolta della partita” avviene con il cambio del portiere sovietico, mossa che spiazza il mondo intero, ma sembra essere una scelta vincente, dato che l’estremo difensore para tutto o quasi. URSS in vantaggio 3-2, ma la rimonta è servita per la gioia dei presenti, increduli davanti al tabellino che recitava USA 4 e URSS 3. Jim Craig, portiere di Team USA, si supera in più di un’occasione con il pubblico di casa che si esibisce in un conto alla rovescia degli ultimi dieci secondi davvero da brividi. Il resto lo compie Al Michaels, commentatore di ABC, che ha deciso di guadagnarsi un posto nell’eternità con una frase che è già leggenda. “Do you believe in miracles? Yes!“. Sì, il miracolo sul ghiaccio era servito!

Il miracolo sul ghiaccio non ha portato all’oro!

Il match del 22 Febbraio 1980 fu talmente emozionante che per molti americani Team USA vinse l’oro quel giorno, ma la realtà dei fatti è andata in un’altra maniera. Del resto, c’era ancora la partita contro la Finlandia da disputare ed è proprio grazie alla vittoria di 4 a 2 che Brooks riuscì nell’impresa di portare a casa la medaglia d’oro. Al Michaels non esitò a sentenziare che “questo sogno impossibile diventa realtà“. Sì, quello stesso Al Michaels fu eletto “telecronista dell’anno” nel 1980. Per la cronaca, a Lake Placid 1980 il podio dell’hockey sul ghiaccio parlava di Stati Uniti con la medaglia d’oro, URSS argento e Svezia bronzo.

Cerimonia finale!

Il miracolo sul ghiaccio al cinema!

I fatti di Lake Placid non sono passati inosservati nemmeno dal mondo di Hollywood che non ha esitato a portare al grande schermo l’impresa di Brooks e i suoi ragazzi. Del resto, una storia del genere si presta anche abbastanza facilmente, tanto da finire al cinema per ben due volte. Miracole On Ice andò in onda su tutte le televisioni degli Stati Uniti nel 1981, mentre al cinema ci arrivò solamente nel 1989. La seconda rappresentazione del miracolo sul ghiaccio, poi, ha visto la luce nel 2004 con Miracle con tanto di discorso di Brooks che entra di diritto nel circoletto rosso delle scene più emozionanti di sempre. Provare per credere.

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9 mesi ago
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Sport
Paolo Nicoli

paolo-nicoliIl pallone è uno dei miei migliori amici, proprio come per il grande Oliver Hutton. Solo che a lui gli ha salvato la vita, mentre a me l’ha resa più emozionante.
Allevato nella periferia di Bergamo a pane e calcio, ho imparato a leggere non sui libri o sulle favole, ma sul rosa della Gazzetta. Mia madre, per tenermi fermo, mi parcheggiava davanti al televisore con la cassetta della finale Milan- Steaua Bucarest del 1989. Ho cullato il sogno di diventar giornalista sportivo fin dai banchi di scuola, dove riempivo le pareti con “La Gazzetta di Paolino”, un simpatico foglio di commento alla giornata di campionato. Venero Federico Buffa. La domenica consumo il sacro rito: salamella e partita. In America direbbero che ho contratto la “disease” da soccer.

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