Babbo Natale, secondo il comico danese Victor Borge, ha avuto una brillante idea: andare a trovare la gente solo una volta all’anno.
Manca veramente poco alla visita del simpatico vecchietto vestito di rosso, che tra soli dieci giorni si infilerà magicamente nelle canne fumarie di tutto il mondo per distribuire i suoi doni

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Lo sai che Babbo Natale…


Nel frattempo scopri insieme a noi 7 buzz-curiosità su Babbo Natale!

Lo sai che:

1. La figura di Babbo Natale risale a san Nicola, che secondo una leggenda regalò a tre bambini poveri tre mele rosse che durante la notte si tramutarono in oro. Nella cultura germanica l’iconografia del santo si fonde con quella Odino, il dio barbuto che nel periodo del solstizio d’inverno se ne andava a caccia nel cielo e portava dei doni ai bambini che lasciavano in una scarpa biada e carote per i suoi cavalli. Sempre in area germanica è possibile associare Babbo Natale alla leggenda di un sant’uomo che sconfisse un demone che portava via i bimbi. Nella versione olandese della favola l’uomo, chiamato Sinterklaas (da cui Santa Claus), non si limita a dare la caccia ai mostri come Van Helsing, ma punisce i bambini cattivi mettendoli in un sacco e mandandoli in Spagna (allora occupata dai Mori) con Zwarte Piet, l’Uomo Nero, che dona però dolci ai più buoni. Iconograficamente il progenitore di Babbo Natale è proprio Sinterklaas, con la sua barbona bianca e la mitra vescovile, che godette di grande popolarità anche al di là dell’Atlantico nella colonia olandese di Nuova Amsterdam, in seguito ribattezzata New York: è inutile dire quanto la Grande Mela ami Babbo Natale.

 

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Babbo Natale e l’Uomo Nero: una singolare joint venture

 

2. La prima immagine del moderno Babbo Natale non è da attribuire ad una campagna degli anni ’30 del dipartimento marketing della Coca-Cola, come molti credono, ma al genio del fumettista americano Thomas Nast. Nel Natale del 1862 Nast pubblicò  sulla rivista Harper’s Weekly una vignetta che raffigurava un uomo dalla grande barba bianca, di rosso vestito, che veniva fuori da un camino con un sacco pieno di regali.

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Babbo Natale disegnato da Thomas Nast

 

3. L’attuale mezzo di trasporto di Babbo Natale è una slitta trainata da 9 renne volanti:Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder (o Donner), Blitzen e Rudolph. Le prime 8 fecero la loro comparsa nel in una filastroccaAn Account of a Visit of St. Nicholas, pubblicata il 23 dicembre 1823 sul Sentinel Troy, un quotidiano locale di una città dello stato di New York. La nona renna entrò nella squadra più di un secolo più tardi, a causa dello straordinario successo di una canzone scitta nel 1949 dal celebre autore di canzoni natalizie Johnny Marks, Rudolph the Red-Nosed Reindeer.

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Babbo Natale e la sua slitta volante

 

4. La prima letterina a Babbo Natale di cui si ha conoscenza risale al 1200 ed era indirizzata a San Nicola in persona: fu scritta da una bambina inglese che desiderava una casa per le bambole decorata con fiori e uccellini. La tradizione si affermò pienamente tra ‘800 e ‘900, e finalmente nel XX secolo i bambini iniziarono a ricevere delle risposte da Babbo Natale; malgrado l’avvento dell‘e-mail, le lettere scritte a mano continuano a essere la scelta più gettonata. L’indirizzo ufficiale è:

Babbo Natale
Joulupukin Pajakylä – Circolo Polare Artico
96930 Napapiiri
Finlandia

In moltissimi paesi è il servizio postale nazionale a occuparsi di inviare una risposta ai bambini. Nel 2013 le Poste Italiane sono riuscite a rispondere a 130.000 letterine, mentre quest’anno ha organizzato un’iniziativa di sensibilizzazione ambientale. Ad ogni bambino che scriverà a Babbo Natale verrà dato accesso a Il pianeta degli alberi di Natale, un sito in cui far crescere e decorare il proprio abete virtuale con una specifica app; per ciascuno di essi nel 2015 Poste Italiane e Legambiente pianteranno un vero albero nelle zone d’Italia colpite dalle catastrofi naturali.

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Letterine a Babbo Natale

 

5. Nel 1955  un supermercato di Colorado Springs inserì sul giornale del posto un’inserzione pubblicitaria con il numero segreto di Babbo Natale, al quale tutti i bambini potevano così fare una telefonata. A causa di un refuso però anziché il numero del call center del supermercato fu invece pubblicato il numero della sede locale del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America, un’organizzazione intergovernativa che aveva lo scopo di proteggere Stati Uniti e Canada durante la Guerra Fredda. La notte del 24 dicembre numerosi bambini di Colorado Springs cercarono di contattare Babbo Natale, intenerendo il comandante in servizio, il colonnello Harry Shoup, che dimenticò la minaccia sovietica e ordinò ai suoi di tenere aggiornati i piccoli circa la posizione di Santa Claus. L’operazione fu soprannominata NORAD Tracks Santa e viene ripetuta sin da allora ogni anno, con il sostegno di numerosi enti come la Guardia Nazionale Aerea e la Marina americane, le Canadian Forces e la NASA. È possibile seguire i progressi fatti da Babbo Natale sul sito dedicato o con l’apposita app, disponibile per iOS e per Android. Anche Google ha approntato il suo Santa Tracker, che sarà inaugurato domani 15 dicembre 2014.

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Dal 1955 il NORAD traccia il tragitto di Babbo Natale

 

6. Sono molte le nazioni a contendersi la residenza di Babbo Natale: gli Stati Uniti lo vorrebbero i Alaska, i canadesi a nord del paese, mentre i norvegesi gli hanno costruito un ufficio postale a Drøbak. La versione europea più affermata vuole che Babbo Natale dimori a Rovaniemi, il capoluogo della Lapponia, che si trova nei pressi del Circolo Polare Artico. In questa città di 60.707 anime è stato edificato il Santa Claus Village, meta di pellegrinaggio di tutti i bambini buoni del mondo, che hanno l’occasione di incontrare Babbo Natale e i suoi amici elfi. L’ipotesi finlandese è certificata anche da Google Maps, per cui è da ritenersi la più accreditata.

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Babbo Natale su Google Maps

 

7. Secondo Piero Angela Babbo Natale esiste.

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Piero Angela: “Babbo Natale esiste”

 

E tu credi a Babbo Natale?

Published
2 anni ago
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Intrattenimento
Maddalena Orani

maddalena-orianiNasco nella prima metà degli anni ’80 con 15 giorni di ritardo, su una bellissima isola popolata di cabine telefoniche della SIP, in un momento in cui una raccomandata era ancora modernità e il fax avanguardia. Da allora sono vittima della mia intempestività: ho una patente più vecchia del mio indirizzo mail, ho preso l’aereo l’11 settembre e mi sono laureata in comunicazione quando Zuckerberg stava ancora combattendo contro l’acne. Però ho visto cadere il muro di Berlino, ho completato l’album di figurine di Beverly Hills 90210, ho fatto l’assistente alla regia schiava prima di Boris e sono stata hipster senza che fosse mainstream. E mentre invecchio come il vino buono, ho ancora voglia di scoprire.

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