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La Roma-Ostia. 4 suggerimenti per la Mezza più amata d’Italia

La Roma-Ostia è ormai alle porte. Ecco 4 suggerimenti per affrontare al meglio l’insidioso percorso di questa amatissima mezza maratona

 

Mancano ormai pochi giorni al via della 43ª edizione della Roma-Ostia, la mezza maratona più partecipata d’Italia. Per molti atleti questo è da sempre un appuntamento immancabile, ma come ogni anno saranno anche tanti i runner che per la prima volta respireranno la magica atmosfera della corsa che porta al mare. Soprattutto per i debuttanti, ecco alcuni consigli sulla gara, affinché l’adrenalina e qualche calcolo sbagliato non portino a sottovalutare un percorso facile solo in apparenza.

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  1. La Roma-Ostia: mai guardare dritto

I primi chilometri del percorso della Roma-Ostia si snodano in senso inverso alla logica, perché obbligano a dare le spalle al mare. Che ci si stia allontanando dal traguardo, tuttavia, infastidisce solo in parte, perché si è ancora all’inizio e, superati il laghetto dell’Eur, la commercialissima viale Europa e ciò che rimane del vecchio Velodromo, ben presto ci si rimette nella giusta direzione, imboccando via Cristoforo Colombo, la strada che per antonomasia collega Roma alle sue spiagge. È qui che lo stupore può giocare brutti scherzi a chi alza lo sguardo in cerca di un riferimento, perché davanti si troverà una sconfinata distesa d’asfalto, tutta in rettilineo, che fa sembrare l’orizzonte più lontano di quanto non sia. Per evitare contraccolpi, testa bassa e concentrazione sulle sensazioni di corsa. E se proprio volete dare una sbirciata, pensate a godervi il panorama senza timore: non sarà un effetto ottico a spostare la linea dell’arrivo.

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  1. La Roma-Ostia: non un metro di pianura

Uno pensa: si corre verso gli zero metri sul livello del mare, la gara non può che avere una pendenza favorevole. Vero in parte: ok, si arriva 20 metri più in basso rispetto a quando si parte, ma il percorso è tutt’altro che un piano inclinato, la gara è veloce solo a strappi e in ogni caso è la salita a fare la differenza più della discesa. Già la prima parte di tracciato è tutta un susseguirsi di saliscendi, che, seppur non proibitivi, rischiano di far saltare chi parte a passo troppo spedito. Ma è poco prima del decimo chilometro che comincia la cima Coppi della corsa, la temuta (e per molti inattesa) salita del camping, che per oltre due chilometri metterà a dura prova le gambe dei partecipanti, con pendenze sempre intorno al 3%. Per non farsi trovare impreparati dalle asperità concentrate tutte nella prima parte di gara, è bene fare un buon riscaldamento, affinché i muscoli siano caldi già poco dopo il via; inoltre all’inizio è bene non essere assillati dal cronometro, che inevitabilmente segnerà tempi più alti rispetto alle attese: ciò che conta è superare metà gara dosando al meglio le energie; per chi scollinerà ancora fresco, ci sarà tempo e terreno per recuperare i secondi perduti.

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  1. La Roma-Ostia: occhio ai pacemaker!

È proprio in virtù di un percorso particolarmente nervoso, che sconsigliamo di affidare ciecamente il destino della propria gara ai pacemaker. Questi, per chi non lo sapesse, sono atleti che, rendendosi visibili grazie a palloncini legati alle canotte, affrontano la gara con andature dichiarate e costanti: basta non mollare quelli col passo a noi più consono per portare a termine la gara nel tempo stabilito. Ma un’andatura costante può risultare indigesta a chi subisce frequenti variazioni di pendenza come quelle che la Roma-Ostia presenta e sentire di non tenere il passo (quello che si credeva il proprio!) e lasciarsi sfilare dai nostri compagni di avventura, può farci saltare di testa. Un suggerimento? Nei primissimi chilometri di gara, provate (senza strafare) a prendere un minimo vantaggio sui pacemaker di riferimento, in modo da tenere i loro palloncini alle spalle durante la salita più dura; se e quando vi raggiungeranno, saprete di non aver perso terreno rispetto alle vostre previsioni e in ogni caso avrete scollinato evitando l’affanno di tenere un passo troppo severo.

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  1. La Roma-Ostia: il biscottino finale

Ultimo chilometro col mare negli occhi: è il momento in cui a molti riesce difficile tenere a freno le gambe, perché ormai è fatta e vale la pena dare tutto per limare ancora qualche secondo. Ma chi si aspetta di trovare il traguardo alla fine dello sperone conclusivo di Colombo (l’ultimo tratto della strada è in leggera salita), sullo slargo antistante la Rotonda, si sbaglia di grosso e potrebbe rimpiangere l’eccesso di euforia. Ad attendervi, infatti, ci sono ancora 300 metri da correre lungo mare, prima in un senso e poi nell’altro (un biscottino, potremmo definirlo), che a qualcuno, specialmente nelle giornate ventose, possono mettersi di traverso. Vale la pena considerare questo ultimo tratto di gara, ma niente paura: qui il traguardo è sempre a vista e le transenne gremite di tifosi; lasciatevi spingere dall’incitamento della gente fino alla conquista della vostra meritatissima medaglia.

Pubblicato il
9 mesi ago
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Lifestyle
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