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Instagram (non più Facebook) è il social con più cyberbullismo

Cyberbullismo: da Facebook a Instagram

Parlare di cyberbullismo, e di bullismo in ogni sua sfaccettatura, non è mai facile. In questo post però vogliamo raccontare un fenomeno che, nel bullismo online, si sta verificando in questo momento. Visto l’enorme bacino di utenza (più di 1,2 miliardi di utenti ogni mese) sarebbe semplice e quasi naturale pensare che il social ad ospitare più bulli e comportamenti scorretti relativi sia Facebook, ma non è proprio così. Questo almeno, come riportato da Mashable, è quanto è risultato da un recente sondaggio condotto nel Regno Unito.

cyberbullismo

Fonte immagine: Pexels

Il sondaggio stesso è stato condotto coinvolgendo oltre 10 mila giovani tra 12 e 20 anni, ad opera dell’associazione senza scopo di lucro per la lotta al bullismo Ditch The LabelIl sondaggio annuale è stato svolto in collaborazione con scuole e college del Regno Unito (il report completo è scaricabile gratuitamente al link precedente), e presenta una lunga serie di dati sul bullismo in UK, ma ci vogliamo concentrare in questo post su uno in particolare. Il 42 percento degli intervistati bersaglio di bullismo online è stato attaccato su Instagram, il 37 percento su Facebook, il 32 percento su Snapchat. Il dato evidenzia un deciso spostamento degli utenti più giovani da Facebook a Instagram, alla ricerca di luoghi con minore controllo sociale. Da una ricerca Cox Communication del 2014 emerge che in quell’anno era il contrario, con il 39 percento degli intervistati vittima di bullismo colpito su Facebook e il 22 percento su Instagram.

La migrazione da Facebook ad Instagram

Si tratta di una tesi già sostenuta, di cui ho parlato anche in occasione del lancio delle Storie su Facebook. I più giovani sono sempre meno su Facebook e sempre più su Instagram, un dato indirettamente confermato dall’aumento del cyberbullismo su Instagram. Instagram rappresenta oggi – in attesa di un altro spostamento – la piattaforma in cui i più giovani si possono rifugiare alla ricerca di quella informalità e di quella libertà che anni fa trovavano su Facebook ma che oggi non riconoscono più nel social.

Non solo l’informalità però, perché credo che un’altra forte calamita per i giovani sia anche nei contenuti temporanei, offerti ancora prima di Instagram da Snapchat, ma ai quali Instagram ha dato indubbiamente un più ampio accesso. Parlo, insomma, delle Storie, ma anche della messaggistica di Direct in cui video e foto possono essere visti una sola volta prima di sparire – anche in questo caso, funzionalità precedentemente introdotta da Snapchat. Queste stesse funzionalità sono, cercando di declinare lo spostamento degli utenti da Facebook a Instagram (e Snapchat) verso il cyberbullismo, delle armi a doppio taglio. I contenuti temporanei consentono si ai più giovani di esprimersi in maniera più semplice e immediata, ma funzionalità come video e foto visualizzabili una sola volta possono essere visti come strumenti potenzialmente utilizzabili dai bulli per le loro azioni, “senza” lasciare traccia se non sulla vittima.

Oltre le ipotesi

Tralasciando però le ipotesi sulla struttura dei social media su cui si stanno spostando i teenager e di come questa possa in qualche modo favorire l’azione dei cyberbulli, ci sono delle testimonianze di come si manifestata il cyberbullismo su Instagram: le forme più comuni di tali azioni sono commenti offensivi sotto le foto, messaggi privati sgradevoli, e segnalazione dei profili.

Sono tanti i modi per combattere il cyberbullismo, e tra questi anche Instagram (in questo caso) ha messo in atto delle misure con cui, utilizzando il machine learning, i commenti offensivi vengono riconosciuti e bloccati automaticamente, non visualizzati. È possibile inoltre disabilitare i commenti o creare la propria lista di parole (o emoji) da bloccare automaticamente.

Pubblicato il
1 mese ago
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Web & Social Media
Andrea Careddu

Andrea CaredduSono nato nel 1994 in una piccola città del centro Sardegna. Dopo il Diploma sono fuggito dall’Isola e ora, dopo la laurea in Informazione, Media e Pubblicità all’Università di Urbino, studio sempre ad Urbino Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Appassionato originariamente solo di videogames e console, mi occupo da ormai diversi anni di tecnologia, con particolare attenzione a smartphone e computer. Mi piace esprimermi però anche su tematiche più impegnate e vicine a cultura e società, con la speranza un giorno di scrivere per professione. Mi puoi leggere su ACareddu.it e News and Coffee.

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