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I rifiuti nello spazio: allarme collisioni

I rifiuti, in una società che consuma sempre di più, sono un problema sempre più serio e impellente. Ormai ingombrano le nostre città, e ormai spesso ci si chiede cosa farne. Chi non ha sognato, almeno una volta di poter sparare i propri rifiuti nello spazio?

É una soluzione che fa venire in mente un cartone animato, che evoca grandi cannoni colorati. In realtà, alcune aziende hanno rifiuti in orbita. Lo spazio però non è vuoto, lo abbiamo fatto abitare da moltissimi oggetti tecnologici, fondamentali per la nostra vita quotidiana. I satelliti, ad esempio. Per i quali i rifiuti sono un pericolo, perchè il rischio collisioni è costante.

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Una discarica fra le stelle: Ci sono i rifiuti nello spazio

Ma quali rifiuti nello spazio stiamo lasciando orbitare a qualche chilometro dalle nostre teste? Non immaginatevi sacchi neri od oggetti simili, si tratta di rifiuti di alta qualità. Quasi sempre iper tecnologici: per la maggior parte si tratta di resti di satelliti. Anche oggetti così preziosi, però, terminata la loro funzione, diventano solo pezzi di plastica.

Frammenti e resti che invadono lo spazio intorno al nostro pianeta, e che ormai sono sempre di più. Si stima siano circa diciassettemila, alcuni grandi come una tazzina di caffè. Talmente tanti da avere ormai creato un alone che rendere alcune orbite totalmente impraticabili.

Oggetti ormai diventati schegge impazzite, perchè anche un bullone può essere devastante. Alcuni frammenti poi sono anche esplosivi, e possono diventare minuscoli meteoriti per i satelliti ancora attivi

Come evitare le collisioni coi satelliti, secondo l’ESA

Ripulire le orbite da oggetti di questo tenore è però un problema. La ripulitura però necessita di un sistema molto complesso e costoso. Come risolvere questo ostacolo? L’Agenzia Spaziale Europea ha approntato una soluzione, che si chiama De.Orbit. Si tratta di una sorta di gigantesco arpione, che può pescare materiali orbitanti.

Si sta anche valutando, sfruttando le conoscenze della pesca, l’uso di reti speciali e giganteschi tentacoli robotici.
Ma cosa farne poi? L’ipotesi è lasciarli disintegrare dall’atmosfera, a un’orbita più bassa. Dovrebbe però essere fatto in zone oceaniche e disabitate, per evitare che diventino meteoriti

rifiuti nello spazio orbita

La soluzione per la ripulitura di USA e Australia

Anche l’Australia e la NASA si stanno mobilitando per risolvere il problema. L’Electro-Optic Systema di base a Canberra, capitale del Paese dei canguri, attiverà un sistema globale di sensori, capace di rilevare potenziali rischi per i satelliti orbitanti attivi per le nostre antenne e i cellulari.

La NASA statunitense, dal canto suo, ha valutato come “ragionevole rischio” il fatto che un detrito distrugga un salite creando una catena di collisioni. Sta quindi facendo collaborare con l’EOS un proprio sistema gemello di tracking laser e ottici. Sarà sufficiente un’attesa fra i 5 e i 7 anni per rendere operativo un laser terrestre per spostare detriti in un’altra orbita.

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5 mesi ago
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