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Gucci FW18: cyborg, draghi e post-umani a Milano

Mindblowing show di Gucci alla Milano Fashion Week

La Milano Fashion Week ha preso il via. Countdown in grande stile per lo show di Gucci, che invia ai suoi invitati un “pacco bomba” con un timer che segna quanto manca alla sfilata.

Dopo gli inviti pop-up, i berretti personalizzati e gli iniziali inviti su cartoncino con tulle decorato, è arrivato il pacco bomba, molto meno rinascimentale come approccio.

Alessandro Michele ha pronto in serbo uno show mindblowing per la Milano Fashion Week.

gucci fw18 instagram

L’invito allo show Gucci FW18 (foto Instagram)

Gucci, Milano e Babilonia

Dimenticate la scenografia atemporale fra piramidi egizie e teste di epoca romana della SS18. Dimenticate, se potete, le stanze degli Uffizi. Scordatevi un attimo della magia al neon delle teche post-Illuminati della collezione FW17.

Il Gucci Hub si veste antisettico per la Milano Fashion Week. Una sala operatoria, tipicamente verde ospedale, con lettini, luci al soffitto e il vuoto, nessun segno di quell’opulenza de’ Medici a cui ci aveva abituato Alessandro Michele.

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Gucci Hub allestito per la sfilata

Ti chiedi se il suo mondo New Reinassence sia cambiato.

BANG! La sfilata parte e capisci che no, il mondo di Alessandro Michele non è cambiato, non è virato verso un pradismo o un ancor più lontano Jill Sander, ha ancora quell’eccesso, quel barocco anni ’80, esosi volumi e lamè.

“Siamo il Frankenstein di noi stessi”

Alla Milano Fashion Week ci si interroga sul futuro della moda, ma anche su noi stessi. Dove stiamo andando? Chi siamo destinati a diventare?

Un giorno questo dolore ti sarà utile recitava il titolo di un libro (con successivo film). Soffrendo, cresciamo. E diventiamo altro, un processo di maturazione che ci porta a diventare bene o male. Ci costruiamo passo passo, come moderni Dr. Frankenstein di noi stessi, pezzo dopo pezzo costruiamo noi stessi come androidi in laboratorio, come chirurghi dell’anima (e del corpo).

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La Babilonia hi-tech di Gucci

La sfilata è una Babilonia iperspaziale, un insieme cosmopolita di influenze che malinconiche si muovono nello spazio della moda e della vita. Alla Milano Fashion Week prende vita una colonia multietnica, multicolor, multi-universo.

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Androgini signori d’affari e principesse ottomane, Occidente e Oriente insieme in modo pacifico, turbanti e le lettere NY che non si fanno la guerra, hijab di pizzo e stampati, passamontagna da Pussy Riot, gioielli e piume come a Las Vegas. Androidi che portano sottobraccio la propria testa di ricambio e la Dama con ermellino di Leonardo diventa una Dama (in velluto nero) con drago.

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Fantascienza, realtà, fantasy. Ci sono donne con tre occhi e donne dentro buste/cappe di tulle con cartellino identificativo, trasposizione della nostra triste realtà. Non mancano i fiori, gli anni ’80, le spalline esagerate degli abiti da sera.

Questa Babilonia guccificata è magnifica e magnificente, tristemente malinconica, dolce e assassina. Un Gucci cinematografico con effetti speciali di Makinarium, vincitore del David di Donatello per gli effetti speciali e make up de Il racconto dei racconti nel 2016, che ricama il logo della Paramount e dedica una felpa a Faster, Pussycat, Kill! Kill! cult del ’65  di Russ Meyer.

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Post-umanità, cyborg, cloni, convivenza fra specie, razze, culture. Oltre le generazioni, oltre la X e la Y, oltre la Z della generazione del 2000.

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Gucci, data stellare 3018. Transmutazione.

Pubblicato il
3 mesi ago
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