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Girlboss: la nuova serie di Netflix sull’ascesa della fondatrice di Nasty Gal

Girlboss, la nuova serie incentrata sulla vera storia dell’imprenditrice e fondatrice dello shop di moda on line Nasty Gal, è sbarcata su Netflix

Una serie televisiva dove la moda è praticamente un personaggio vero e proprio: aveva funzionato per Sex & The City e per Gossip Girl a suo modo, così Netflix ha deciso di fare sua la storia di Girlboss, uno show basato sulla vera storia di Sophia Amoruso, nonchè sulla sua autobiografia che porta lo stesso titolo.

La Amoruso si è letteralmente fatta da sè ed è diventata una milionaria grazie al lancio e la creazione all’età di 23 anni, del sito on line di moda vintage Nasty Gal. Alla fine dell’anno scorso Nasty Gal ha dichiarato la bancarotta, ma questa è  un’altra storia.

Girlboss, sbarcata su Netflix lo scorso 21 aprile con tutti quanti i suoi 13 episodi ci racconta, infatti, gli antefatti di tutta la sua storia, dagli inizi a dir poco disastrosi di vendita di vestiti vintage su eBay fino alla sua consacrazione, con la creazione di un impero della moda del valore di svariati milioni di dollari.

Oltre ai vestiti c’è di più…

Ma, se hai pazienza e ti decidi di arrivare fino in fondo a tutta la serie ti rendi conto che c’è molto di più sotto tutti quei vestiti. Quando facciamo la conoscenza di Sophia (interpretata dall’attrice Britt Robertson), lei è una caricatura di tutto quello che non vorremmo mai essere: è narcisista, è sempre in ritardo, ha la sindrome di Peter Pan, ruba, imbroglia ed è incredibilmente rude e scortese.

Dopo aver trovato un avviso di sfratto sulla porta di casa, capisce di dover trovare un modo per fare soldi veloci. Visita un negozio vintage e trova un diamante grezzo sotto forma di biker e lo compra a soli 8 dollari per poi rivenderlo a molto di più, rendendosi conto che questo è il suo cammino per togliersi di dosso i problemi e, forse, per diventare finalmente un’adulta.

Qui comincia la sua avventura. La sua vera avventura, dove cominciamo a conoscerla per com’è veramente, anche se sotto un pesante strato di sgradevolezza. Sì, è una stronzetta egoista, ma si comporta così perché è ancora perseguitata dai demoni dalla sua infanzia. Non agisce come un mostro perché è una persona cattiva, è così perché si sente abbandonata.

Quando sarà il momento, comincerà il suo riscatto e in quel momento ti renderai conto che se le hai prestato abbastanza attenzione avrai cominciato ad amarla, nonostante tutto. E ci fa un po’ sognare.

Una via di mezzo tra drama e commedia

Nel corso dei 13 episodi vediamo Sophia mentre combatte per tenersi un lavoro, perderlo e, infine, dopo qualche peripezia, trovare il suo lavoro da sogno: ovvero essere la fondatrice di un impero della moda come Nasty Gal (anche se vabbé sappiamo che poi non è andata benissimo). Quindi insomma oltre ai drammi personali e alle lotte per avviare la propria azienda, gestire le proprie finanze, e tutti gli annessi e i connessi Girlboss ci regala un’immagine tutto sommato divertente e colorata del successo e la performance di Britt Robertson è convincente.

Girlboss è stata creata da Kay Kannon e vede tra i produttori oltre alla stessa Sophia Amoruso anche Laverne McKinnon, Beth Kono, Christian Ditter e l’attrice Charlize Theron.

Buon binge watching!

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Pubblicato il
5 mesi ago
Categorie
Cinema e Serie TV
Donata Bellan

Donata- l’età non si dice. Peter Pan al femminile. Laureata in scienze dei beni culturali prima e in visual cultures e pratiche curatoriali poi. Scrivo cose, faccio dolci, vado a concerti (troppi) e penso che i sabato sera più belli siano quelli passati con un buon vinile.

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