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Galleria Borghese a Roma: 3 opere imperdibili

Galleria Borghese a Roma: avrete voglia di visitarla dopo le 3 opere che vi consigliamo. Venite a scoprirle!

Galleria Borghese a Roma si pone come tappa irrinunciabile per i visitatori della capitale per la grande quantità di opere, di bellezza universale, che custodisce. Resta, infatti, nella classifica dei primi dieci musei statali più visitati.

Cominciamo col darvi informazioni importanti.

Galleria Borghese: come raggiungerla

La Galleria Borghese si trova in Piazzale Scipione Borghese 5, all’interno della famosissima Villa Borghese a Roma, nel quartiere Pinciano. E’ il centro della capitale ed è conosciutissima, quindi non è difficoltoso arrivarci.

Partendo da Roma -Termini bisogna prendere la Metro A – direzione Battistini – e scendere alla fermata Flaminio, poi salire sul bus 910 fino a via Pinciana.

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Galleria Borghese a Roma, entrata frontale.

Galleria Borghese: prenotazioni e orari

La prenotazione per visitare la Galleria Borghese è sempre obbligatoria (chiamando al numero 06 32810, dal lunedì al venerdì dalle 9.00-18.00, il sabato 9.00-13.00). Il museo è chiuso il lunedì, il giorno di Natale e di Capodanno, mentre rimane aperto gli altri giorni della settimana dalle ore 9 alle 19 (è opportuno precisare che l’ultimo ingresso è alle 17).

Il costo del biglietto varia con le riduzioni e prevede delle gratuità, come l’ingresso libero la prima domenica di ogni mese (ma rimane il costo di € 2 per la prenotazione).

Galleria Borghese: scrigno del virtuosismo italiano

Inimitabile per il numero di opere del Bernini e del Caravaggio, protettrice incommensurabile dell’arte del 500′ e del 600′, arricchita dai doni neoclassici del Canova, la Galleria Borghese detiene una raccolta di opere davvero incalcolabile per bellezza e valore.

Tiziano, Correggio, Bellini, Raffaello, Rubens, Parmigianino, Cranach, Domenichino e tanti altri, la storia della raccolta d’arte della Galleria Borghese inizia nel XVII secolo con la collezione del cardinale Scipione Borghese (1579-1633), appartenente alla famiglia papale di Paolo V, attratto e incuriosito dall’arte rinascimentale e contemporanea con una passione rivolta alla scultura antica.

La collezione nei secoli successivi subisce molti cambiamenti in perdite e acquisti, come la storia vuole. Nel 1607 il Papa affida a Scipione dei dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari (107); un anno dopo viene asportata clandestinamente la Deposizione di Raffaello dalla cappella Baglioni (Chiesa di S. Francesco a Perugia). Nel 1682, ancora, la collezione si arricchisce di parte dell’eredità di Olimpia Aldobrandini.

Ma nel 1807 Camillo Borghese vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi che costituiscono il fondo Borghese del Louvre; per poi acquistare, nel 1827, la Danae del Correggio.

Focalizzarsi su alcune opere piuttosto che su altre è un’azione che compie dei tagli sicuramente ingiusti, poichè i capolavori della Galleria Borghese sono tutti incantevoli e degni di attenzione, così la scelta muove da gusti personali, una selezione romantica che si pone come un invito a proseguire, dal vivo, l’infinito percorso di bellezza e cultura.

1. Galleria Borghese: Caravaggio e Il fanciullo con canestro di frutta

Olio su tela, 1593-1594. Michelangelo Merisi nel primo periodo romano. Il suo chiaro scuro, i suoi giochi di luci ed ombre, i suoi doviziosi e certosini dettagli, i colori di matrice carminia, il realismo psicologico che si affranca nella sua tipica pittura, in questo dipinto viene tutto esaltato da ogni elemento: la perfezione del cesto, le sfumature della frutta, la posa languida e stanca dell’etereo giovane. Un dipinto che rapisce, tuttavia solo un simbolo del mondo di Caravaggio conservato nella Galleria Borghese.

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Fanciullo con canestro di frutta, Caravaggio.

 

2. Galleria Borghese: Bernini e Il Ratto di Proserpina

Commissionato dallo stesso Scipione Borghese, opera compiuta tra il 1621 e 1622, quando Gian Lorenzo Bernini aveva soli ventitre anni.

Le forme rinascimentali, sinuose e morbide di lei, i muscoli contratti nello sforzo fisico di lui, il pathos impresso nei volti a immortalare il concitato momento di un gesto brutale, un folle rapimento d’amore.

Le mani del dio Plutone affondano nelle carni di Proserpina, sono un manto avvolgente e aggressivo che non lascia scampo alla ribellione disperata di un destino non scelto.  Le braccia forti avvolgono la ragazza in uno slancio, feroce, di possesso. Il desiderio fisico di appartenenza generato dal cieco amore. Eros e sentimento in quest’opera, in questa storia.

Un mito che approfitta dell’amore – l’amore che muove le leggi, che muove la terra, che scandisce il tempo – per raccontare come nasce la primavera.

Il dio Plutone, re degli inferi, accompagnato dal suo cane Cerbero a tre teste – che guardano in ogni direzione per proteggere le gesta del padrone – si innamora perdutamente di Proserpina, figlia di Cerere, dea delle messi, dei raccolti e della terra, e la rapisce trascinandola con sè nell’ade e scatenando la furia della dea, che fa calare il freddo e il gelo sulla terra. Interviene Giove a stabilire che Proserpina stia sei mesi negli inferi con il marito e sei mesi sulla terra con la madre. Cerere accetta il compromesso ma la sua ira non si placa, così, quando l’adorata figlia è negli inferi, con il suo sposo, sulla terra continua a scendere il freddo e l’infertilità, per poi fiorire e rinascere in tutto il suo fulgido splendore di colori e frutti nel tempo che Proserpina ritorna sulla terra.

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Il Ratto di Proserpina di Bernini, particolare.

 

Galleria Borghese: Canova e Paolina Bonaparte come Venere vincitrice

Marmo, 1805-1808. Grandezza naturale. La purezza delle forme, la precisione, la grazia, il realismo dello stile neoclassico di Canova si sublima in questa scultura con interezza.

L’opera fu commissionata dal marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.

Paolina regge nella mano sinistra una mela perchè interpreta Venere vincitrice. Secondo il mito, Eris, dea della discordia, per vendicarsi del mancato invito al banchetto nuziale di Peleo e Teti, lancia sul tavolo una mela con su inciso Alla più bella generando una disputa tra Venere, Giunone e Atena. A Paride spetta il giudizio, il quale regala la mela della vittoria a Venere.

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Paolina Bonaparte, Canova.

 

 

 

 

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3 anni ago
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Benessere
Maria Gionti

maria-giontiMaria Gionti nasce a Caserta il 20 aprile 1985. Dopo la maturità psico-pedagogica prende la laurea triennale in Scienze della Comunicazione a Napoli e  si iscrive alla laurea magistrale in Organizzazione e Marketing per la comunicazione d’impresa a Roma, inoltre frequenta un Master in Editoria e Comunicazione. Nel frattempo si trasferisce a Milano, dove lavora in un ufficio come responsabile della gestione del personale. A 17 anni vince un premio letterario indetto da “The International Association of Lions Club”. A 18 anni comincia a fare teatro, una delle sue grandi passioni insieme a cinema, arte,cucina e viaggi. Ama leggere e scrivere (a penna).

One comment on “Galleria Borghese a Roma: 3 opere imperdibili

  1. Proserpina, Bernini. Quando mai ne nascerà ancora geni di tale portata? Impossibile, certi miracoli sono purtroppo, irripetibili.

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