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FotoOto, l’app per non vedenti che fa “parlare” le foto

Il tempo del visuale

Se consideriamo ad oggi l’evoluzione dei media in generale, e quella dei social media più nello specifico, vedremo come il centro dell’attenzione si stia sempre più spostando verso i contenuti visuali. Da Facebook ad Instagram, passando per Snapchat, sino ad arrivare perfino a WhatsApp e Messenger. Le immagini hanno un impatto sempre maggiore sul pubblico, tanto è che uno dei consigli più popolari è quello di creare contenuti video. Non tutti però beneficiano di questa tendenza.

Nel mondo sono qualcosa come 325 milioni le persone con disabilità visive. Persone che, con la crescente attenzione verso i contenuti visuali, sono spesso e volentieri tagliate fuori dall’ambiente dei social media. Gli sviluppatori dell’azienda Publicis Pixelpark ha voluto dimostrare che questa situazione può essere cambiata, e che l’inclusione sociale può funzionare anche nei social media. Lo ha fatto con la creazione di FotoOto, un’applicazione per smartphone che fa “parlare” le foto. Questa applicazione consente ai portatori di disabilità visive di prendere parte ai social network. Scopriamone il funzionamento.

FotoOto, come funziona

FotoOto è un’applicazione per smartphone disponibile al momento solo per iOS e dunque su App Store (cliccare per essere reindirizzati direttamente alla pagina di download dello Store Apple), ma non è da escludere che presto possa essere introdotta anche su Android.

Un design dell’interfaccia estremamente semplice rende l’app facile da utilizzare. Una volta scattata una foto, il sistema di riconoscimento dell’immagine descrive acusticamente e nel dettaglio cosa è rappresentato nella stessa. Successivamente questa immagine è convertita in una serie di suoni individuali che vanno a creare un paesaggio sonoro unico per ogni foto. Una delle funzionalità più interessanti è però la possibilità, con un semplice clic dopo che la foto è stata scattata, di aggiungere audio (dell’ambiente, per esempio) all’immagine stessa per trasformarla in un contenuto unico con suoni ambientali, commenti, canzoni, ecc.

Lo sviluppo dell’app

Per rendere un’applicazione di questo tipo semplice da utilizzare per l’utente finale, è stato necessario ovviamente che gli sviluppatori e gli stessi utenti finali lavorassero a stretto contatto. Perciò sono stati organizzati, come riportato da Publicis Pixelpark, diversi incontri e workshop insieme a persone con disabilità visive, nei quali gli sviluppatori stessi sono stati in grado di comprendere quali funzionalità e applicazioni avrebbero potuto semplificare e migliorare l’esperienza di questi utenti sui social network.

L’applicazione è stata in fase di sviluppo per un anno e mezzo in collaborazione con professionisti ed esperti del suono, e consentirà l’unione di suoni e immagini, arricchendo l’esperienza sulle piattaforme di social media sharing. Questo concetto è stato ripreso per la scelta del nome dell’applicazione, FotoOto. “Foto” per le immagini, “Oto” per i suoni, visto che “oto” in giapponese significa suono.

“Al momento, la maggior parte delle immagini e dei video nel social web sono postati o condivisi senza audio, oppure l’audio ne aiuta la comprensione. Il risultato è che ciechi e persone con disabilità visive perdono molto di quello che succede nelle vite di amici e familiari. Con FotoOto, abbiamo voluto creare un nuovo strumento semplice da utilizzare, divertente e che contribuisca a una migliore comprensione in entrambe le direzioni”, ha affermato Timm Weber, Chief Creative Officer di Publicis Pixelpark. “Ma in verità non è un’app fotografica per persone cieche. È un’app fotografica per tutti.”

Pubblicato il
3 mesi ago
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Hi-Tech
Andrea Careddu

Andrea CaredduSono nato nel 1994 in una piccola città del centro Sardegna. Dopo il Diploma sono fuggito dall’Isola e ora, dopo la laurea in Informazione, Media e Pubblicità all’Università di Urbino, studio sempre ad Urbino Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Appassionato originariamente solo di videogames e console, mi occupo da ormai diversi anni di tecnologia, con particolare attenzione a smartphone e computer. Mi piace esprimermi però anche su tematiche più impegnate e vicine a cultura e società, con la speranza un giorno di scrivere per professione. Mi puoi leggere su ACareddu.it e News and Coffee.

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