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Fake news: Facebook blocca le sponsorizzazioni alle pagine che le condividono

Fake news: prosegue la lotta di Facebook

Da quando la rete esiste la circolazione di fake news (o bufale che si vogliano chiamare), soprattutto sui social media, è sempre stata un grosso problema. Negli ultimi mesi però, soprattutto in seguito alle elezioni presidenziali statunitensi, il problema ha guadagnato forte risonanza, soprattutto nei confronti delle piattaforme che di tali fake news facilitano enormemente la diffusione. In prima linea nella lotta alle fake news troviamo, indubbiamente, Facebook e Google, che ha introdotto delle spunte per segnalare le notizie verificate.

Facebook invece ha in più occasioni ribadito agli utenti l’importanza di verificare l’esattezza delle informazioni prima di contribuire alla loro condivisione e, per usare un termine orribile ma comprensibile, farle diventare virali. Nelle ultime ore, come riportato dalla Newsroom Facebook, è stata resa nota l’intenzione da parte della piattaforma di aumentare i controlli e le restrizioni nei confronti, stavolta, di tutte quelle pagine che contribuiscano ripetutamente alla diffusione di notizie false e fuorvianti.

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Fonte immagine: Wokandapix https://pixabay.com/it/users/Wokandapix-614097/

Sponsorizzazioni bloccate a chi diffonde ripetutamente

Nell’ultimo anno, si legge sul comunicato stampa Facebook, la piattaforma ha mosso diversi passi nella lotta ai contenuti fasulli al suo interno. Attualmente non è consentito alle pagine di sponsorizzare contenuti contenenti link a storie che siano state identificate come fake news da organizzazioni di fact checking (verifica dei fatti). Il passo annunciato da Facebook è però ancora più drastico. Qualora le pagine condividano ripetutamente notizie marchiate come bufale (anche se senza sponsorizzazioni) a queste stesse pagine verranno bloccate le sponsorizzazioni da parte di Facebook.

Immaginiamo di avere una pagina che non faccia altro che condividere – e creare – fake news. Proseguendo nel nostro operato, dopo qualche giorno passato a condividere notizie false, riceveremmo un blocco della pubblicità relativa a quella pagina. Facebook in pratica monitorerà e riconoscerà le pagine che sono solite diffondere contenuti ingannevoli, e le etichetterà, per semplificare, come fonti di bufale, per questa ragione non permettendo più l’accesso alla creazione di contenuti sponsorizzati.

Qualora dopo il blocco da parte di Facebook, una pagina smetta di diffondere frequentemente fake news, questa potrebbe essere riammessa nel circuito delle sponsorizzazioni Facebook.

Il problema vero è negli utenti

I provvedimenti di Facebook sono inevitabili. Sarebbero dovuti arrivare molto prima delle elezioni USA in cui ha vinto Trump, visto che da anni le bufale circolano e consentono ai loro ideatori di guadagnare sui click e sulla non-preparazione degli utenti.

Secondo me infatti il problema è sì che le fake news guadagnano enorme risonanza sui social network (e dunque su Facebook, che è il più grande al mondo con oltre 2 miliardi di utenti), ma è ancora di più nell’incapacità e nella mancanza di attenzione degli utenti nell’analisi delle notizie. Si parla tanto di influencer e di condizionamento delle opinioni, ma forse molte persone non hanno chiaro che tutti noi siamo influencer nel nostro piccolo. Tutti influenziamo le opinioni dei nostri contatti tramite ciò che facciamo, guardiamo, condividiamo, ecc.

Ecco perché la gravità delle azioni di coloro che guadagnano sulla diffusione di notizie false passa in secondo piano. È vero che anche le testate giornalistiche – che dovrebbero essere affidabili – molto spesso condividono notizie senza verificare la loro esattezza, per arrivare per prime e quindi acchiappare qualche click in più (non c’è bisogno di dire che dai click arrivano i guadagni con le pubblicità, vero?). Detto ciò, io credo che il problema delle fake news sia più profondo, credo che sia qualcosa che nasce dall’alto, dalla mancanza della trasmissione di strumenti per riconoscere la correttezza di un’informazione. Strumenti che dovrebbero essere dati persone già nel percorso formativo di base delle persone.

Mancano a molti gli strumenti per cercare la fonte, per verificare, manca lo sviluppo di un senso critico che faccia scattare in automatico, prima della condivisione di un contenuto, la ricerca di maggiori informazioni. Diverse generazioni sono cresciute nel mito del “l’ha detto la televisione”, attribuendo alla stessa e ai media in generale (compresi i giornali) un’autorevolezza che non può più essere data per scontata in rete, dove la concorrenza è cresciuta esponenzialmente, portando chi pubblica a tralasciare la verifica per arrivare prima degli altri, cercare i click. Dobbiamo imparare a distinguere notizie vere e false, perché tutti siamo, in un certo senso, responsabili della circolazione di una notizia falsa.

Pubblicato il
4 settimane ago
Categorie
Web & Social Media
Andrea Careddu

Andrea CaredduSono nato nel 1994 in una piccola città del centro Sardegna. Dopo il Diploma sono fuggito dall’Isola e ora, dopo la laurea in Informazione, Media e Pubblicità all’Università di Urbino, studio sempre ad Urbino Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Appassionato originariamente solo di videogames e console, mi occupo da ormai diversi anni di tecnologia, con particolare attenzione a smartphone e computer. Mi piace esprimermi però anche su tematiche più impegnate e vicine a cultura e società, con la speranza un giorno di scrivere per professione. Mi puoi leggere su ACareddu.it e News and Coffee.

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