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Donne a Capodanno, 4 consigli per combattere la tristezza

Donne a capodanno: ecco 4 consigli per contrastare la tristezza durante le feste

Capodanno rappresenta l’emblema del divertimento. Le aspettative sono al massimo: felicità, divertimento, gioia, condivisione, amicizia, amore, tutti racchiusi in un’unica, indimenticabile serata. Le donne a capodanno, quindi, si aspettano di trovare tutto questo o sanno che le altre persone si aspettano di vederle felici, divertite, soddisfatte. Spesso, in realtà, non è così. Non sempre questa festa riserva sorprese, divertimenti e felicità. Talvolta, invece, porta a sentire una maggiore tristezza e malinconia che non sempre ci possiamo permettere di dimostrare.

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Perché in un giorno di festa ci si sente tristi? I motivi possono esserne tanti: problemi che ci affliggono e che, nonostante le feste, non se ne vanno in vacanza, la mancanza di una persona cara con cui ci sarebbe piaciuto condividere quel momento, le aspettative che avevamo che non si sono realizzate, il senso di solitudine che, in queste occasioni, si percepisce più intensamente..
Tutte le donne a capodanno, quindi, possono avere i propri motivi per sentirsi tristi, malinconiche, ma se vogliamo porvi rimedio, ecco 4 consigli che possono essere utili:

1. Donne a capodanno: crearsi delle aspettative realistiche

Per evitare di rimanere delusi per come andrà la festa, il segreto è rimanere realistici nelle aspettative che ci creiamo su di essa. Non per forza, infatti, ci aspetterà una serata unica, divertentissima, speciale, che ricorderemo per tutta la vita. Potrebbe, invece, rivelarsi una serata banale, un po’ triste, con una cena pessima, un dopo cena deludente e una compagnia spenta. Oppure potrebbe esistere una via di mezzo, una serata piacevole da condividere con degli amici. Quindi, donne a capodanno non sperate in una serata magica, ma “volate basso”, puntate semplicemente a star bene con le persone presenti, poi chi lo sa? Spesso è da piccoli obiettivi iniziali che nascono grandi imprese!

2. Donne a capodanno: vediamo anche i lati positivi!

Per molte donne a capodanno è il classico momento della “resa dei conti”. Si fa, quindi, un punto della situazione su ciò che si è fatto, su quanto si è ottenuto, su quanti e quali obiettivi sono stati raggiunti. Facciamo attenzione, però, a non restringere la nostra attenzione solo sulle cose negative che sono accadute, a non rimanere incastrati a rimuginare solo sui problemi che ci sono e sul pensiero di essere da sole in questa situazione. Avere di questi pensieri non ci aiuta e non ci serve, l’unica cosa che comportano è di farci sentire ancora più tristi e sole. Donne a capodanno, quindi, non perdetevi in resoconti dell’anno negativi e pessimisti, siate “caritatevoli” con voi stesse e buttate un occhio anche su ciò che di buono avete fatto, su ciò che è andato bene e su che cosa di positivo vi è accaduto. Quale base migliore per ripartire per affrontare il nuovo anno?

3. Donne a capodanno: cercare di seguire i propri desideri

Troppe volte alla maggior parte delle donne a capodanno capita di partecipare a pranzi, cene, eventi, solo per accontentare parenti o amici. Ci si arma, quindi, della “maschera” necessaria per l’occasione e si va. Per combattere un po’ la tristezza potrebbe diventare importante iniziare a dar voce ai propri bisogni, ai propri desideri e a fare, qualche volta, ciò che ci va e che ci fa star bene. Un “sano egoismo” ogni tanto è quel che ci vuole per combattere il malumore e riuscire, poi, a star meglio con se stessi e anche con gli altri!

4. Donne a capodanno: circondarsi di persone care

Un piccolo consiglio che aiuta a combattere la tristezza e la malinconia nelle donne a capodanno è quello di circondarsi di persone care, che le amano e le apprezzano. Vivere e condividere con loro il momento può rendere tutto più “magico”. Quindi, organizzatevi in anticipo, scegliete bene con chi desiderate trascorrere la serata e poi lasciatevi andare.

 

Pubblicato il
3 anni ago
Categorie
Lifestyle
Ilaria Barbetti

ilaria-barbettiNasce in un piccolo paesino immerso tra le colline marchigiane, in una famiglia chiassosa e frizzante. A 13 anni decide di voler “salvare il mondo” e di voler, quindi, studiare Psicologia (non del tutto consapevole del lungo cammino da percorrere!). Così si laurea a Padova; successivamente, non ancora soddisfatta, inizia la scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia. Prova un’irresistibile attrazione per il mondo del volley, per la quale decide di frequentare un master sulla Psicologia dello Sport. Riporta orgogliosamente una sana passione per la lettura e per i cavalli e una meno sana, che sfiora la dipendenza patologica, per le serie tv. Ha uno spiccato interesse per l’arte, ama i cinema di animazione e il “cibo spazzatura”. Niente però è per lei più importante della sua famiglia e delle sue amicizie.

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