BuzzNews > Lifestyle > Controllo, come diventa parte del perfezionismo e come contrastarlo

Controllo, come diventa parte del perfezionismo e come contrastarlo

Il controllo si configura come una delle principali strategie del perfezionismo.

Scopriamo insieme come e perché questo avviene e, quando diventa disfunzionale per il benessere della persone, come poter provare a contrastarlo.

controllo

Che cos’è il perfezionismo?

Il perfezionismo può essere riassunto nell‘atteggiamento mentale di porre il focus su ciò che non va, sui propri errori, sulle proprie imperfezioni, per il timore che questi possano portare la persona ad un fallimento. In questo modo, però, i successi e i risultati positivi spesso vengono ignorati, determinando, dunque, il perseverare di uno stato ansioso attivato dal timore dell’errore che il soggetto sperimenta e che, talvolta, può essere causa di una prestazione poco efficace.
Nello specifico, il perfezionismo viene ad essere composto da più dimensioni (Hill et al., 2004).
Innanzitutto troviamo il timore degli errori, ovvero la tendenza a sperimentare disagio a causa del timore di sbagliare, il quale determina un evitamento attivo di qualsiasi minimo errore possibile, interpretato come prova di un fallimento personale.
Al timore degli errori, si accosta il bisogno di approvazione, ovvero la tendenza che la persona perfezionista presenta nel cercare l’approvazione da parte delle altre persone, che la rende, a sua volta, estremamente sensibile al giudizio altrui.
Nel tentativo di ovviare al pericolo di commettere errori e di ricevere critiche, la donna perfezionista tenderà a presentare alti livelli di organizzazione e di pianificazione delle proprie azioni e di disciplina personale.
Altre strategie che il perfezionismo comporta sono quelle del rimuginio e della ruminazione, ovvero la tendenza a pensare e ragionare, in modo abbastanza pervasivo, sia sugli eventi futuri, nel tentativo di organizzare e pianificare la situazione per ottenere i risultati che si desiderano, sia sugli eventi passati, con l’obiettivo di individuare quali errori siano stati commessi per evitare di ricommetterli in futuro.
La donna perfezionista, inoltre, è caratterizzata dalla ricerca di elevati standard sia per sé stessa, pretendendo da sé sempre l’eccellenza e risultati di elevato valore, sia per gli altri, ovvero la tendenza ad aspettarsi che le altre persone si mantengano aderenti alle aspettative perfezionistiche che lei nutre su di loro.
Un ultimo aspetto che, spesso, caratterizza le persone perfezioniste è la percezione della pressione genitoriale, cioè la tendenza a percepire l’approvazione dei propri genitori come dipendente dal proprio comportamento e dalla propria capacità di soddisfare le loro aspettative.
Il successo personale viene, quindi, a configurarsi come uno scopo protettivo verso il timore dell’errore, del fallimento e del rifiuto personale.

Che cos’è il bisogno di controllo?

Desiderare e ricercare un relativo stato di controllo sulla propria vita è del tutto normale e funzionale. Il bisogno di controllo diventa un problema nel momento in cui si ritiene di avere la necessità di controllare tutti gli aspetti della propria vita e di doverlo fare continuamente. In questo caso, la persona si sentirà investita di una responsabilità enorme e potrebbe arrivare a sviluppare aspetti di ossessività e/o compulsività nel tentativo di riuscire a conseguire il controllo “assoluto”. Il bisogno di controllo viene, così, a configurarsi come una convinzione ansiosa di dover raggiungere uno stato di controllo sugli eventi esterni e/o sulle reazioni emotive e sugli eventi psichici interni. Il bisogno di controllo, quindi, diventa una strategia di fronteggiamento e di soluzione dell’ansia.
Quello che spesso non si riesce a vedere è come, in realtà, esso venga, in questo modo, a costituire una componente importante dell’ansia stessa e ad alimentarla!

Controllo e perfezionismo.

La donna perfezionista, quindi, mette in atto un tentativo di controllo di sé stessa e della realtà tramite strategie comportamentali, come quelle di organizzazione e pianificazione delle azioni e delle situazioni, e cognitive, come quelle di rimuginio e di ruminazione, nel tentativo di fronteggiare in modo costruttivo l’ansia sperimentata a causa del timore di compiere errori, di essere criticata e, di conseguenza, di essere in qualche modo rifiutata dall’altro.

Consigli utili per fronteggiare l’eccessivo bisogno di controllo.

1. Cercare di accettare in modo razionale il fatto che non si può controllare tutto e che le proprie aspettative e i propri piani possono non avverarsi nel modo esatto che ci si aspettava.

2. Accettare l’eventualità di vivere delle “battute d’arresto”, delle incertezze, delle sconfitte, dei fallimenti, ma che queste non rappresentano un’invalidazione totale del valore personale e delle proprie capacità.

3. Imparare a valorizzare i risultati positivi ottenuti, anche quando il successo è ritenuto solo parziale o quando non rispecchiano appieno le proprie aspettative.

4. Potrebbe, inoltre, essere utile provare a sperimentare una piccola perdita di controllo o un piccolo fallimento, e vedere se sono davvero esperienze così “terribili” e “catastrofiche” come spesso si pensa.

In conclusione, desiderare un certo grado di controllo sulla propria vita è normale; d’altro canto anche sperimentare un certo grado di fallimento, di incertezza e di sofferenza lo è. L’ideale di raggiungere una sicurezza assoluta, attraverso il controllo, per proteggersi dalla sofferenza è allettante, ma, ahimè, irraggiungibile. Il controllo diventa, quindi, un meccanismo che incastra la persona in un circolo infinito che, in realtà, non fa che alimentare la propria sofferenza: ci si trova, infatti, a consumare tante energie per ritrovarsi, alla fine, con in mano solo un’illusione di controllo.

Pubblicato il
3 anni ago
Categorie
Lifestyle
Ilaria Barbetti

ilaria-barbettiNasce in un piccolo paesino immerso tra le colline marchigiane, in una famiglia chiassosa e frizzante. A 13 anni decide di voler “salvare il mondo” e di voler, quindi, studiare Psicologia (non del tutto consapevole del lungo cammino da percorrere!). Così si laurea a Padova; successivamente, non ancora soddisfatta, inizia la scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia. Prova un’irresistibile attrazione per il mondo del volley, per la quale decide di frequentare un master sulla Psicologia dello Sport. Riporta orgogliosamente una sana passione per la lettura e per i cavalli e una meno sana, che sfiora la dipendenza patologica, per le serie tv. Ha uno spiccato interesse per l’arte, ama i cinema di animazione e il “cibo spazzatura”. Niente però è per lei più importante della sua famiglia e delle sue amicizie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *