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“The burning plain – Il confine della solitudine” stasera su Iris. 3 motivi per vederlo

In prima serata sul canale Iris, alle 21.02, un film con tutta la pienezza della sensibilità introspettiva e complicata propria dell’emisfero femminile. 3 motivi per vederlo

Questo film, del 2008, vede l’esordio alla regia dello sceneggiatore Giullermo Arriaga consacrando la sua personale autonomia creativa

“The burning plain” racconta la storia di 4 donne, e delle loro solitudini, separate nello spazio e nel tempo ma connesse tra loro in qualche misterioso modo.

Sylvia, Charlize Theron, dirige un ristorante dall’atmosfera che rispecchia la sua freddezza e il suo distacco. Va a letto ogni sera con un uomo diverso per distrarsi dall’inquietudine continuamente in circolo nella sua sfera emotiva.

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The burning plain. Charlize Theron.

Maria, Tessa La, è una bambina messicana che vive con il padre Santiago, un pilota di aerei leggeri, che un giorno ha un incidente d’aereo, al quale sopravvive.

Mariana, Jennifer Lawrence, una sedicenne che ha una relazione con Santiago. Entrambi sono rimasti orfani perchè i loro genitori, la madre di lei e il padre di lui, sono morti in un rogo mentre stavano amoreggiando in un caravan nel New Mexico.

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The burning plain. Jennifer Lawrence.

Gina, Kim Basinger, una madre di quattro figli che ha lottato con forza contro un tumore al seno e che, sentendosi sola nella sua vita  coniugale, trova rifugio in una nuova relazione con Nick.

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The burning plain. Kim Basinger.

Le storie si intrecciano quando Carlos, amico del padre di Maria, va a cercare la madre della bambina: Sylvia, che a suo tempo si chiamava Mariana; e i due amanti arsi nel caravan si scopre che erano Gina e Nick, la madre di Mariana ed il padre di Santiago. Santiago e Mariana avranno così l’occasione di ritrovarsi per iniziare a vivere con la loro figlia Maria.

“The burning plain” è un film con una fragilità che somiglia a un vaso prezioso che sta per cascare, allo stesso tempo di spessore come la ceramica più pregiata. Vi consigliamo la visione per 3 motivi:

1. The burning plain. Personaggi femminili

Una storia dedicata alle donne, per le donne, riprese nelle loro debolezze, raccontate con la determinazione che sempre le caratterizza. Quattro profili decisi, diversi per vissuto, per età e generazione, ma accomunati da un sentimento latente: la solitudine. Interpretati da attrici dalla bravura collaudata e premiata.

2. The burning plain. Il tema della genitorialità

Il primo dei potenti argomenti affrontati in questa pellicola è la differenza, la distanza generazionale che viene ribadita e rivendicata. Il passaggio da figlie a madri, personaggi che sono stati generati e che hanno generato a loro volta. La genitorialità è il cuore di questo film, poichè riproduce il più esattamente possibile il moto della vita, che sia per rappresentazione, per trasmissione, o per concussione.

3. The burning plain. Le tipologie di solitudine

Il secondo fondamentale tema messo in scena da “The burning plain” è la solitudine. Vissuta, somatizzata e rielaborata dai personaggi nelle sue due principali tipologie antitetiche alla terza.

La solitudine oggettiva, quella che induce molte persone a scelte amicali o sentimentali poco appaganti perchè il timore, spesso inconscio, di rimanere da soli e isolati conduce alla collezione di pseudo amici e pseudo amori che hanno la sola funzione di suggerire la convinzione di essere non-soli.

La solitudine soggettiva si verifica quando, pur in mezzo a un bagno di folla e con la vicinanza del partner, si prova un senso di insoddisfazione, un’inquietudine. Il nostro emisfero sociale appare come un succedaneo della vita in cui la routine si sussegue sena gioia. Una sensazione più diffusa in chi ha perso i suoi affetti nel corso della vita, come accade nel caso di lutti. Chi è soggettivamente solo è solitamente parte attiva e responsabile di un intrico di non detti, di rapporti sentimentali patinati di cui, tra corsi e ricorsi, finisce per sentirsi prigioniero e in cui continua a identificare gli unici riferimenti affettivi possibili.

La terza solitudine. un’accezione diversa. Quella di chi non respinge, non nasconde, non teme la propria condizione di persona sola in un dato momento e dato periodo godendosi la presenza del sè. Queste persone coltivano la propria individualità, analizzano le proprie contraddizioni interiori, fanno a pugni con la paura di restare soli sfidando il tabù dell’isolamento sociale. Imparare a dare e ricevere incondizionatamente, a riconoscersi un valore senza elemosinare un ruolo in un rapporto, a non farsi condizionare dai rituali sociali che impongono una etichetta nelle interazioni tra individui.

Questa solitudine terza rappresenta un momento catartico di auto-consapevolezza in grado di attivare nuovi meccanismi relazionali, di realizzare, selettivamente, una vita sociale e personale più vera di sentimenti e di sensazioni come accade nel film.

 

 

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3 anni ago
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Intrattenimento
Maria Gionti

maria-giontiMaria Gionti nasce a Caserta il 20 aprile 1985. Dopo la maturità psico-pedagogica prende la laurea triennale in Scienze della Comunicazione a Napoli e  si iscrive alla laurea magistrale in Organizzazione e Marketing per la comunicazione d’impresa a Roma, inoltre frequenta un Master in Editoria e Comunicazione. Nel frattempo si trasferisce a Milano, dove lavora in un ufficio come responsabile della gestione del personale. A 17 anni vince un premio letterario indetto da “The International Association of Lions Club”. A 18 anni comincia a fare teatro, una delle sue grandi passioni insieme a cinema, arte,cucina e viaggi. Ama leggere e scrivere (a penna).

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