Sandro Botticelli, Oskar Kokoschka, il naturalismo del primo e l’universo perverso dell’altro. Due pittori, due maestri nati oggi, 1 marzo: a Firenze nel 1445 il Botticelli, a Pöchlarn, nella Bassa Austria nel 1886, Kokoschka.

Botticelli-Nascita di Venere-particolare-Kokoschka-Lovers with cat

Botticelli-Nascita di Venere-particolare-Kokoschka-Lovers with cat

Festaggia 572 anni oggi Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, detto Botticelli. Appena 131 il suo collega Oskar Kokoschka. Tra i due artisti oltre quattro secoli, spazio e tempo che hanno fatto la differenza nella rappresentazione pittorica tra Botticelli e Kokoschka.

Botticelli- Scenes-from-the-Life-of-Moses-1481-Cappella Sistina-Roma

Botticelli- Scenes-from-the-Life-of-Moses-1481-Cappella Sistina-Roma

 

Kokoschka-Hades-and-Persephone-Courtauld-Institute-Galleries-London

Kokoschka-Hades-and-Persephone-Courtauld-Institute-Galleries-London

Due epoche, due mondi, una sola comunicazione espressa nell’arte della pittura, principalmente. Maestri, autori di capolavori d’arte di inestimabile valore – sebbene Oskar Kokoschka sia stato anche drammaturgo.

Ma che cosa avevano in comune i due artisti, oltre alla dote – certamente innata – di saper dipingere capolavori dell’arte? Forse assai poco – il “bianco degli occhi“, si potrebbe dire. E non è questo il  nostro scopo: cercare a tutti i costi di accomunare il Botticelli e il visionario Kokoschka.

Qual’era lo stato d’animo, quali pensieri, emozioni, turbamenti si muovevano in loro, tanto da creare l’esigenza – quand’essa non era espressamente commissionata da un terzo – di “gettare“i colori su tela? Ci affidiamo innanzitutto ai critici e ai loro testi di storia dell’arte. E ci affidiamo ai nostri occhi dinanzi al quadro, alla tela.

Se una mostra accomunasse le opere del Botticelli e di Kokoschka?

Botticelli-particolare-volto-Madonna con bambino-Kokoschka-ritratto di giovane donna

Botticelli-particolare-volto-Madonna con bambino-Kokoschka-ritratto di giovane donna

Nulla di più azzardato, si potrebbe pensare. Ma anche si. Prima di guardare al “soggetto” rappresentato sia da Botticelli, sia da Kokoschka, guardiamone il “modo”. Salta all’occhio la netta differenza delle immagini, dei soggetti, dei colori, del movimento del pennello sulla tela. Il netto “contrasto” tra Sandro Botticelli e Oskar Kokoschka è nitidamente chiaro.

Il mondo di Botticelli è il Rinascimento, quello di Kokoschka è l’espressionismo contemporaneo, travagliato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Il naturalismo, il saggio uso della prospettiva e delle proporzioni sono le principali caratteristiche dell’arte rinascimentale. 

Botticelli-particolare-Primavera-volto

Botticelli-particolare-Primavera-volto

Con il termine Espressionismo si usa definire la propensione di un artista a privilegiare – e fino ad esasperarlo – l’aspetto emotivo della realtà rispetto a ciò che è percepibile oggettivamente. L’ansia, la tensione psicologica dell’artista si rifletterà spesso nelle opere degli espressionisti. Caratteristiche del movimento. L’espressionismo proponeva una rivoluzione del linguaggio che contrapponeva all’oggettività dell’impressionismo la soggettività dell’espressionismo.

Kokoschka-Adele-Astaire-1926

Kokoschka-Adele-Astaire-1926

Perché era chiamato Botticelli?

Deve alla fisicità del fratello Giovanni questo simpatico appellativo, nomignolo che venne poi esteso a tutti i membri della sua famiglia di Botticelli, il cui cognome era Filipepi. Chissà forse sarà stato anche per questo motivo che si hanno rari autoritratti dell’artista fiorentino. Celebre il dipinto “Adorazione dei Magi“, esposto alla Galleria Uffizi, di Firenze dove si ha una rara immagine autoritratta di Botticelli.

Botticelli-presunto autoritratto-Adorazione dei Magi-Galleria Uffizi-Firenze

Botticelli-presunto autoritratto-Adorazione dei Magi-Galleria Uffizi-Firenze

Appellativo a parte – e deve avergli portato anche fortuna – Botticelli era celebrato già dai suoi contemporanei quale erede dell’arte antica ed era uno degli artisti più richiesti nella Firenze della seconda metà del Quattrocento.

Con Sandro Filipepi, detto Botticelli – certamente tra i pittori più rappresentativi del rinascimento – si ha la fluidità, la leggerezza, la precisione dei tratti, dei colori, delle figure – l’artista diede ampio spazio ai ritratti così come agli affreschi. Era ed è considerato egli stesso il simbolo degli ideali di grazia e di armonia del Rinascimento, da dove deriva il suo uso raffinato della linea, l’eleganza e la preziosità della sua materia pittorica.

Botticelli-Birth-of-Venus-fonte-Wikipedia

Botticelli-Birth-of-Venus-fonte-Wikipedia

Caratteristiche delle sue opere sono l’acutezza e la precisione del tratto, l’armoniosità e insieme l’espressività dei volti, illuminati da colori luminosi, forgiato ad un sapiente uso della luce sui corpi in movimento. Botticelli preferì i temi dell’allegoria e del mito, come nella Primavera (1478) e nella Nascita di Venere (1484). Con la decadenza della faglia dei Medici la sua pittura si adattò al nuovo clima religioso. Fondamentale fu il suo contributo nell’affrescare la Cappella Sistina – celebre la Punizione dei ribelli – a Roma.

Botticelli- La Pietà-fonte-Wikipedia

Botticelli- La Pietà-fonte-Wikipedia

Klimt e il suo allievo Oskar Kokoschka

Ben lontano nello stile e nel tratto da quel noto “Bacio” di Klimt, insieme a Egon Schiele, Kokoschka divenne allievo del pittore viennese Gustav Klimt. A quest’ultimo Kokoschka deve certamente molto ma ha saputo poi distaccarsene totalmete maturando uno stile tutto suo. Violento, visionario, turbinoso tanto da meritarsi ben presto – Kunstschau (Art Show) del 1908 – l’appellativo di “super selvaggio” dalla critica viennese. Nelle sue opere, infatti, ogni ideale di bellezza e di grazia sono messi al bando mettendo, invece, a nudo quegli aspetti più duri, sconcertanti e violenti dell’esistenza umana. Il dramma che Kokoschka forgiava su tela veniva espresso allo stesso modo nelle sue opere teatrali: è sempre nella stessa occasione del Kunstschau, nel 1908, che venne rappresentato un suo dramma “Assassino, speranza delle donne” che suscitò sdegno, scandalo e scalpore in platea. Qualche anno dopo, 1910, il giovane visionario Kokoschka si trasferì a Berlino su richiesta di Walden, fondatore della rivista d’avanguardia berlinese Der Sturm, dove iniziò a curare il Ritratto della settimana, divenendone ben presto il primo illustratore.

Nel 1908 pubblica il suo primo poema “I ragazzi sognanti“, libro per l’infanzia con una serie di incisioni dedicate a Klimt – il suo modello che diverrà poi il suo maestro – partecipa, inoltre nello stesso anno, alla prima mostra d’erte. Decisiva fu la conoscenza di Adolf Loos, un’amicizia che gli fece guadagnare numerose commissioni di ritratti, a Vienna e in Svizzera.

Kokoschka-Adolf-Loos-1909-Berlin-Schloss-Charlottenburg-Germany

Kokoschka-Adolf-Loos-1909-Berlin-Schloss-Charlottenburg-Germany

C’è l’Io al centro della sua attenzione

Kokoschka-posa davanti un suo dipinto-1970-Getty Images

Kokoschka-posa davanti un suo dipinto-1970-Getty Images

Odiato e ammirato al suo tempo. Benito Mussolini vedendone una sua mostra alla Biennale di Venezia, concordava con quella parte della critica – detrattrice della pittura di Kokoschka – la quale bollò i suo quadri «simili a pozzanghere fangose». In altri suscitava rabbia, sdegno tanto da pensare che avrebbero dovuto «rompergli le ossa». Di contro Hitler, qualche tempo dopo,  fu allietato alla vista di una sua mostra all’interno della rassegna dell’arte degenerata. In pratica l’impatto con le sue opere non lasciava molto spazio alla riflessione, Kokoschka: lo si odia o lo si ama. La sua natura tormentata parte forse da una infanzia di certo mai stata facile né in famiglia, né per le condizioni economiche di quest’ultima, sempre molto precarie da costringerli a continui trasferimenti. Ma fin da subito è chiara l’attitudine del fanciullo Oskar Kokoschka al disegno, al tratto, alla pittura e alla scrittura.

“La sposa del vento”, dipinto del 1914. Nella sua opera più famosa e tra le più rappresentative della lunga e prolifica carriera di Kokoschka, tutto è passione e movimento ma gli schizzi di colore vanno oltre la passione, l’eros: nella sua tela – dipinta di getto – qui c’è lo sfogo del tormento. Il pittore non rappresenta l’atto d’amore consumato e vissuto nel piacevole riposo. Qui, mentre la donna dorme, placidamente adagiata al corpo dell’uomo, lui, al contrario è pensieroso, tormentato. Angoscia e inquietudine sono rappresentati all’ennesima potenza nelle pennellate de “La sposa del vento“, noto e non a caso, anche col nome de “La tempesta“.

Kokoschka-la sposa nel vento-1914-detto anche-La tempesta

Kokoschka-la sposa nel vento-1914-detto anche-La tempesta

Che cosa tormenta l’uomo? Il periodo storico non è dei migliori – c’è la Prima grande Guerra e lui è un soldato. Inoltre, l’autore, che si ritrae sulla tela è tormentato dalla relazione con la sua amata, Alma Mahler – donna con la quale ha avuto una relazione lunga e tormentata – musicista promettente, lei è la vedova del celebre compositore, Mahler ma è stata un’amante celebre al tempo, dove la passione l’ha resa spesso traditrice in più di una relazione. Aristocratica amata e corteggiata da molti, celebri sono stati i suoi amori tra i quali Klimt, dopo Kokoschka l’architetto Walter Gropius e lo scrittore Franz Werfel.

Botticelli, Kokoschka se l’uno ci rassicura, l’altro ci scuote, in entrambi i casi non si resta impassibili dinanzi alle loro opere. La comunicazione dell’arte è un’arte e resta sempre un velo di mistero dietro ogni tela, ogni opera: il pensiero, lo stato d’animo dell’artista. Possiamo immedesimarci, scandalizzarci, estasiarci o restarne impassibili: l’opera ci scruta così come lo facciamo noi cercando di coglierne il dettaglio, quel particolare che ha suscitato in noi attenzione. In fondo è anche questo lo scopo dell’arte: attrarre la nostra attenzione.

Buona visione.

 

 

Published
3 mesi ago
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ArteArte e Design

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