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Anna Limosani, in mostra il suo progetto fotografico LAview

Nell’era del selfie e del visual storytelling di Instagram, la fotografia è il mezzo di comunicazione più diffuso, anche perché ci regala un certo grado di soddisfazione: massimo risultato con il minimo sforzo. In un clic abbiamo un messaggio completo, significativo e bello da vedere.

E allora, via con le applicazioni per postprodurre gli scatti e tutto ciò che la tecnica digitale mette a disposizione per esaudire il nostro desiderio: avere la nostra foto bella, la più bella, da postare orgogliosi sul nostro profilo in modo facile e veloce.

Ma, mi chiedo: una foto bella è sempre una bella foto? C’è differenza?

Ho voluto fare questa e altre domande ad Anna Limosani, giovane fotografa, che in questi giorni torna ad esporre alcuni dei suoi scatti nella sua personale milanese, presso Portineria14 (fino al 13 dicembre). Dopo diverse mostre collettive, la più recente del gruppo PhotoMilano di cui lei stessa fa parte, con la sua seconda personale, a distanza di due anni, Anna Limosani presenta il suo progetto fotografico, LAview.

Anna Limosani, LAview

Anna Limosani, foto di Giuliano Leone

LAview, prospettiva di un’artista

Per ricordarci che la fotografia, fatta dai professionisti, può essere una forma d’arte e, come tale, proporre un significato, prima ancora che una bella visione, lasciamoci condurre da LAview nel suo viaggio alla scoperta delle similitudini, di ciò che accomuna persone e luoghi apparentemente lontani tra loro.

Laview - personale di Anna Limosani fino al 13 dicembre 2017

Laview – personale di Anna Limosani fino al 13 dicembre 2017

Se dovessi definire il tuo “obiettivo sul mondo”, cosa diresti dello sguardo di Anna Limosani?

Tanto per continuare con i giochi di parole, che mi piacciono molto, direi che Anna guarda le cose prima con un grandangolo, perché preferisco avere sempre una visione ampia di ciò che vedo e ascolto. In un secondo momento faccio zoom su un dettaglio, un particolare che mi colpisce più degli altri, perché secondo me rappresenta e valorizza quel “presente” più degli altri presenti; ma finisco (quasi) sempre con un 35mm, perché tutto ha un senso solo se contestualizzato.

Non dovrei dirlo, ma sono miope e non porto quasi mai gli occhiali. Ecco, da questo possiamo ricavare una spiegazione autobiografica del mio modo di rappresentare il mondo con la macchina fotografica.

L’Attesa, Santander 2016. foto di Anna Limosani

L’Attesa, Santander 2016. foto di Anna Limosani

Quando hai capito che per te fotografare significa rappresentare, non solo ritrarre?

Nella vita ho avuto modo di assaggiare diverse forme d’arte: pittura, musica e fotografia. Non me le hanno dovute spiegare, le ho sentite e poi ho scelto quella che più mi si addiceva, o che, in quel frangente della mia vita, sentivo mi rappresentasse meglio.

Ho la fortuna di essere nata con la voglia di disegnare e di viaggiare, insieme ad una certa vena creativa. Volevo fare dei quadri, ma le circostanze mi hanno impedito di farli con matite o pennelli.

Dunque, la risposta è: da sempre. Ogni tanto mentre gironzolo per la città, mi fermo all’improvviso e chiedo a chi mi sta accanto: la vedi anche tu quella foto?

In effetti, però, c’è stato un momento preciso in cui ho acquisito consapevolezza del mio “vedere”. Ero a Williamsburg, quartiere ribelle di New York, nel settembre del 2009 e casualmente nel mio panorama visivo irrompe uno squallido edificio rossiccio pieno di occhi con sopra la scritta Open Your Eyes: è stata una folgorazione. Da allora iniziai a viaggiare con il solo scopo di trovare quello che ho nella testa e negli occhi.

Open Your Eyes, New York 2009. foto di Anna Limosani

Open Your Eyes, New York 2009. foto di Anna Limosani

Cosa ami fotografare?

LAview cerca le similitudini in giro per il mondo, vuole che Parigi diventi New York o Milano e viceversa. Per dirla alla Shakespeare «siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni» e per dirla con un’espressione proverbiale della nostra lingua «tutto il mondo è paese». Non importa quanti siamo e di che colore siamo, siamo tutti simili negli istinti e nei nostri cinque sensi. Non importa se la costruiamo a forma di piramide o di cubotto, se usiamo il mattone o il legno, per tutti sarà sempre Casa. Ovunque.

Cosa aspiri a ritrarre e fino ad oggi non hai ritratto perché è mancata l’occasione?

Cosa aspiro a fotografare? Sicuramente Venezia alla LAview maniera, ovvero riuscire a ritrarla come se fosse qualsiasi altra città del mondo senza deturparne l’essenza. Mi piacciono le missioni impossibili.

Nella tua personale, Milano è definita MySpace. Quali altri luoghi inseriresti nel tuo spazio visivo?

Ho definito Milano MySpace perché è stato l’unico posto in cui ho scelto di fermarmi spontaneamente e per così tanto tempo, anche se all’inizio ci sono arrivata controvoglia e con tanti pregiudizi. Poi, dopo un anno e mezzo di odio, l’ho conosciuta e me ne sono innamorata. Ma da buon Sagittario viaggiatore me ne andrò anche da qui prima o poi. Quando l’avrò fotografata come dico io.

Hidden Beauty, Milano 2015. foto di Anna Limosani

Hidden Beauty, Milano 2015. foto di Anna Limosani

Nel mio spazio visivo ci sono tutti quei viaggi che ripeto. Li ripeto, proprio perché non credo di averne colto ancora l’essenza o perché sento il bisogno di riviverne le sensazioni pure che mi hanno trasmesso. Da Parigi a San Pietroburgo, da New York a Somo fino all’ultima scoperta, Ericeira. Il mondo è tutto troppo bello per non finire tutto nel mio spazio visivo, e spero ce ne finisca il più possibile.

Hai un fotografo preferito?

Premetto che non mi piace fare questo genere di scelte in quanto parto dal presupposto che siamo esseri umani e in quanto esseri umani non ci è concesso fare tutto a regola d’arte, ma essendo tendenzialmente attratta dal mio esatto opposto, direi Mario Giacomelli. Per me lui è il re del bianco e nero ed io sono la “suddita” dei colori. Eppure nei suoi bianchi e neri vedo dei colori pazzeschi.

Milano, specchio delle mie brame, Milano 2017. foto di Anna Limosani

Milano, specchio delle mie brame, Milano 2017. foto di Anna Limosani

Progetti per il futuro?

Sono stata contattata da altri spazi creativi e in un futuro, nemmeno troppo lontano, ci sono in progetto due mostre, ma per scaramanzia preferisco tacere e godermi questa. Sono tante le foto in archivio e tanti i progetti che avrei voglia di sviluppare. Non vi resta che seguirmi su Instagram e tenervi aggiornati sul mio sito laview.it per sapere dove esporrò.

Più in generale nei miei progetti c’è: viaggiare, viaggiare e poi viaggiare. Credo sia il modo migliore per avere una corretta visione delle persone e delle cose.

The Lonely Relative Red, Milano 2017. foto di Anna Limosani

The Lonely Relative Red, Milano 2017. foto di Anna Limosani

Chiudiamo con la domanda che risponde all’interrogativo iniziale. Poiché che farai parte della giuria di del concorso fotografico Concorso fotografico Rotary Club Vasto. Volti, sapori e tradizioni del territorio vastese, ti chiedo: cosa deve avere una fotografia per essere una “bella foto” e non solo una “foto bella”?

Deve comunicare qualcosa. Deve stimolare il cervello ad andare oltre quello che l’occhio vede per poi raggiungere il cuore che a sua volta chiederà all’occhio di soffermarsi su quell’immagine ancora un po’. Per essere più tecnici, un connubio perfetto tra composizione e soggetto.

Ne approfitto per ringraziare il Rotary Club di Vasto e il suo Presidente Christian Lalla per questa opportunità. Ho vissuto a Vasto dal 2000 al 2003 per studi e lavoro. Sono stati gli anni più belli e spensierati finora. Sarà un’esperienza emozionante rivivere luoghi e tradizioni attraverso gli occhi della gente che vive ancora questa bellissima cittadina abruzzese.

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3 settimane ago
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Mostre & eventi
Chiara Marcelli

chiara-marcelliConvinta di essere stata assegnata a questo secolo (che per lei parte dal 1980) per punizione divina, combatte la nostalgia per il suo vero tempo con il dixieland e i cappellini cloche. Impiegata per condanna e blogger per passione, trascorre il suo tempo libero leggendo e divorando serie TV. I mercatini sono il suo parco giochi e si indebiterebbe per acquistare saponi naturali e scatole di latta. Se comincia a straparlare, narcotizzatela con nachos, liquirizia e un brano di Benny Goodman. Il suo colore amuleto è il verde.

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