L’8 gennaio 1947 nasceva David Bowie. Per celebrare la sua figura unica e fondamentale per la storia della musica, abbiamo scelto i suoi 15 brani più iconici

David Bowie solo è stato un grande musicista, ma anche una figura portante della musica. A costo di sfociare nella banalità, è necessario dire che è stato un personaggio unico in grado di trasformarsi di continuo durante i suoi cinquant’anni di carriera, e senza mai limitarsi ad un unico genere musicale. Ancora più unico è sempre stato il suo modo di dominare il palcoscenico, rinnovando il suo stile e attingendo a piene mani dal teatro del mimo, dalla fantascienza e dall’arte, tra le tante cose.

David Robert Jones nasceva a Brixton (Londra) l’8 di gennaio del 1947. Dopo aver studiato sassofono ispirato dal suo amore per il jazz, il giovane David suonò con parecchie band prima di diventare a tutti gli effetti David Bowie nel 1966, e muovere i primi passi nel mercato musicale.

I primi successi però arrivarono solo nel 1969 con il singolo Space Oddity, ma Bowie era ancora ben lontano dall’essere apprezzato come in realtà meritava. L’album The Man Who Sold The Word uscì in sordina, come anche il successivo Hunky Dory. Il primo vero grande successo arrivò con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (che segnò anche la nascita dell’iconico personaggio di Ziggy Stardust).

Dopo Aladdin Sane e Diamond Dogs,  il primo vero cambiamento si ebbe con Young Americans del 1975 che segnò l’ennesima fase della sua evoluzione, dove abbandonò quasi del tutto il rock per sperimentare sonorità funky e soul. Station To Station rappresentò un’altra tappa, dove si avvicinò sempre di più alla musica elettronica, traghettandolo verso la sua cosiddetta “trilogia berlinese” comprendente gli album Low, Heroes, e Lodger, registrati con la supervisione di Brian Eno.

Dopo Scary Monsters (and Super Creeps) album che ospita l’indimenticabile Ashes To Ashes, gli anni ’80 furono dominati da una svolta sempre più dance e commerciale, se si può dire, che non sarà molto apprezzata dai suoi fan più accaniti, ma che regalarano comunque dei grandi classici come Let’s Dance e China Girl (cover di un brano dell’amico Iggy Pop) su tutte.

Negli anni ’90 attraversò una sorta di rinascita creativa con i due album Earthling (1997), ma soprattutto il precedente 1.Outside (1995) che vide il ritorno della collaborazione con l’amico Brian Eno e un’incursione nell’industrial art-rock e nel trip hop/techno.

I suoi ultimi tre album prima della lunga pausa di dieci anni,furono hours, Heathen e Reality.

Nel 2013 fece il suo grande ritorno con The Next Day (la cui copertina è un riadattamento della cover di Heroes del 1977), album in cui possiamo ritrovare sia un rinnovamento, sia un ritorno alle origini.

Prima della sua prematura scomparsa all’età di 69 anni per un cancro, David Bowie ci lascia la sua ultima perla: Blackstar di cui il secondo singolo Lazarus, suona come un testamento.

Per celebrare il suo compleanno, abbiamo scelto 15 dei suoi brani più iconici, anche se di fronte ad un artista del genere, di certo la scelta non è stata semplice.

1- Space Oddity (1969)

2- Life On Mars? (1971)

3- Heroes (1977)

4- Rebel, Rebel (1974)

5- The Man Who Sold The World (1970)

6- Ashes To Ashes (1980)

7- Changes (1971)

8- Young Americans (1975)

9- Starman (1972)

10- Five Years (1972)

11- Sound And Vision (1977)

12- Let’s Dance (1983)

13- Drive-In Saturday (1973)

14- Boys Keep Swinging (1979)

15- Lazarus (2016)

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2 mesi ago
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Donata Bellan

Donata- l’età non si dice. Peter Pan al femminile. Laureata in scienze dei beni culturali prima e in visual cultures e pratiche curatoriali poi. Scrivo cose, faccio dolci, vado a concerti (troppi) e penso che i sabato sera più belli siano quelli passati con un buon vinile.

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