L’8 aprile 1820 tra le rovine dell’ Isola di Milo veniva ritrovata una delle statue più celebri della civiltà greca: la Venere di Milo

La Venere di Milo, uno dei più famosi esempi di scultura dell’antica Grecia, è una statua di marmo senza braccia raffigurante Afrodite (la dea greca dell’amore e della bellezza), scolpita durante il periodo ellenistico tra il 130 e 100 a.C. Alta poco più di 2 metri, si ritiene sia opera dello scultore Alessandro di Antiochia, così come affermava l’iscrizione sul suo basamento, oggi perduto. Questa graziosa figura di dea ha affascinato gli appassionati d’arte per quasi due secoli, fin dalla sua scoperta, nel 1820, sulla piccola isola greca di Milo. Probabilmente è la statua più nota della storia della scultura, ed è attualmente esposta al pubblico nella collezione di scultura greca al Louvre di Parigi.

Storia

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La Venere di Milo fu portata alla luce sull’isola greca di Milo, situata nella zona sud-ovest dell’arcipelago delle Cicladi. La scoperta avvenne da parte di un giovane contadino di nome Yorgos Kentrotas, che la ritrovò sepolta in una nicchia a muro all’interno delle rovine dell’antica città di Milos. La scultura in pietra era divisa in due pezzi principali:  la parte superiore del busto, e  le gambe, coperte da un pesante panneggio. Parecchi altri frammenti scultorei vennero scoperti nelle vicinanze, tra cui un braccio, una mano che reggeva una mela e un plinto inscritto con un chiaro riferimento ad uno scultore chiamato “Alessandro figlio di Menide, cittadino di Antiochia sul Meandro”.

Il contadino fu assistito nel suo recupero da Olivier Voutier, un ufficiale navale dalla flotta francese in missione per conto del re. Quando si diffuse la notizia del ritrovamento, un secondo ufficiale francese, Jules Dumont d’Urville, lo notificò immediatamente al console francese a Costantinopoli Charles-Francois de Riffardeau. Lui, a sua volta stabilì un accordo con il governo turco per far sì che la statua venisse spedita in Francia, dove fu presentata come un regalo per il re Luigi XVIII, che a sua volta la donò al Louvre.

A quei tempi, il museo risentiva ancora della perdita della Venere de’ Medici, una celebre opera di arte antica che era tornata in Italia nel 1815, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo. Di conseguenza, al fine di aumentare il valore della sua nuova acquisizione, decisero di ignorare il plinto con la sua iscrizione che identificava Alessandro di Antiochia come scultore in modo da consentire che la statua venisse attribuita invece a Prassitele, uno dei più grandi scultori dell’epoca classica. Al fine di raggiungere questo obiettivo, le autorità lanciarono una grande campagna di propaganda per promuovere l’importanza dell’opera d’arte, che astutamente datarono all’epoca classica. Un’azione che ritardò molto l’emergenza di un’accurata valutazione scientifica della scultura. Dopo gli studi, la Venere di Milo venne ricondotta al periodo tardo ellenistico e attribuita ufficialmente al meno noto scultore Alessandro di Antiochia.

Caratteristiche

La statua, alta 2,02 m senza il suo zoccolo, si ritiene che ritragga la figura di Afrodite,  dea greca dell’amore e della bellezza (Venere nella mitologia romana). Secondo gli esperti di restauro, la scultura venne ricavata da due blocchi di marmo pario, ed è costituita da più parti che furono poi scolpite separatamente prima di essere fissate con dei pioli verticali al corpo principale. Purtroppo, le braccia della statua e la sua base originale (plinto), andarono persi lo stesso anno dall’arrivo della statua a Parigi, nel 1820.

Ciò è dovuto in parte ad alcuni errori di identificazione, perché quando la statua fu ricomposta, i frammenti della mano e del braccio non furono credute parte della statua originale a causa del loro aspetto ‘ruvido’ e poco curato. Oggi, tuttavia, gli esperti sono concordi nell’ affermare che questi pezzi aggiuntivi facevano al contrario parte della statua originale, nonostante la variazione di finitura, in quanto era pratica comune a quel tempo dedicare una minore minuzia per le zone meno visibili di una scultura.

Le braccia però non sono l’unica cosa mancante: nel suo stato originale infatti, la scultura era colorata e decorata con un bracciale, orecchini, e una fascia. Oggi non vi è nessuna traccia di colore, mentre gli unici segni della presenza dei gioielli sono i fori di fissaggio.

Mitologia

Secondo la maggior parte degli esperti, la Venere di Milo raffigura la dea greca Afrodite, e la storia del Giudizio di Paride. In questo racconto, ad un giovane principe troiano (Paride), venne affidata una mela d’oro dalla dea della Discordia e gli fu chiesto di assegnarla alla più bella tra tre “divine” candidate: Afrodite, Atena e Era. Afrodite vinse il concorso di bellezza corrompendo Paride con l’amore della più bella donna tra i mortali (Elena di Sparta) e ricevette così la mela.

Il fascino immortale della Venere di Milo

venere di milo loggia nera twin peaks

da I Segreti di Twin Peaks

Nel corso del 19esimo secolo, la Venere di Milo fu spesso elogiata da numerosi critici d’arte come uno dei più grandi tesori dell’arte greca, perfetta rappresentazione della bellezza femminile e fusione di grandezza e grazia. Anche se i tempi e i gusti cambiano, la statua della dea ha mantenuto gran parte del suo fascino e del suo mistero ed è stata oggetto di numerosi omaggi soprattutto nel cinema. Uno degli esempi più lampanti è nel film The Dreamers di Bernardo Bertolucci in cui Eva Green appare esattamente come la Venere. Nella serie tv cult, I segreti di Twin Peaks di David Lynch invece, la scultura fa la sua comparsa nella Loggia nera.


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3 mesi ago
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Arte
Donata Bellan

Donata- l’età non si dice. Peter Pan al femminile. Laureata in scienze dei beni culturali prima e in visual cultures e pratiche curatoriali poi. Scrivo cose, faccio dolci, vado a concerti (troppi) e penso che i sabato sera più belli siano quelli passati con un buon vinile.

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