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7 luglio 1881: Collodi pubblica le avventure di Pinocchio

Pinocchio è una favola che ha incantato il mondo con la sua semplicità

Pinocchio ha accompagnato l’infanzia di ognuno di noi. Chi di noi non mai letto, almeno una volta nella sua vita, il famoso libro scritto da Carlo Collodi? Questa storia è così diffusa da essere stata assorbita dall’immaginario comune, sotto parecchi punti di vista. Sono state molte anche le trasposizioni cinematografiche e televisive di Pinocchio, tra le quali c’è anche un classico della Disney. Analizziamo, un passo alla volta, tutti gli aspetti di questa straordinaria storia.

Pinocchio è una storia che ha influenzato molto la nostra società

Pinocchio è una storia che ha influenzato molto la nostra società – Dettaglio illustrazione di Enrico Mazzanti dall’edizione del 1883 de Le avventure di Pinocchio – fonte immagine Wikipedia

Pinocchio ed il Giornale per i bambini

Il romanzo di Collodi nasce come una storia da pubblicare, a puntate, per il Giornale per i bambini. Il primo scritto apparve sul periodico il 7 luglio del 1881. Furono pubblicati i primi otto episodi. Lo scrittore cominciò a scrivere la fiaba intitolata La storia di un burattino. Proseguì con il suo lavoro, fino a giungere ad un finale davvero particolare.

Il finale alternativo di Pinocchio

Pinocchio alle fine delle sue avventure diventa un bambino, così finisce il libro che noi conosciamo. L’autore aveva pensato, inizialmente, ad un finale per diverso il nostro ribelle burattino. Nella prima stesura il protagonista doveva morire impiccato per mano del gatto e della volpe, travestiti da assassini, i quali volevano rubargli le monete d’oro date lui da Mangiafuoco. I piccoli lettori del giornale non furono d’accordo con questo tipo di finale. Collodi fu convinto a continuare la storia. L’autore impiegò un po’ di tempo per scrivere la seconda parte, ma alla fine la fiaba giunse al finale attuale. Fu in questo periodo che lo scritto prese il titolo Le avventure di Pinocchio. La fiaba venne pubblicata per la prima volta, sotto forma di libro, nel 1883. Questo romanzo è divenuto così famoso che alcuni suoi personaggi, e situazioni, hanno influenzato non di poco la cultura contemporanea.

Il gatto e la volpe di Pinocchio

Quando si parla della storia di Collodi, non si può non parlare di loro: il gatto e la volpe. Questi due personaggi, sebbene siano due antagonisti, sono entrati nel mondo della letteratura e sono anche tra i più importanti del libro. Vengono considerati gli imbroglioni per eccellenza e gli è stata persino dedicata una canzone, Il gatto e la volpe, da Edoardo Bennato. Sono presenti, anche sotto forme diverse, in tutte le trasposizioni cinematografiche e televisive della fiaba. La rappresentazione cinematografica di questi personaggi, che la maggior parte di noi ricorderà, è quella del film d’animazione della Disney. Ecco qui un video che mostra una loro apparizione.

La scena è molto divertente e questa versione animata stempera molto la personalità del gatto e della volpe. Sono degli abili truffatori, ma mantengono una vena comica. Nel libro questi due personaggi hanno dei tratti più cupi. Sono dei briganti e degli assassini, che vogliono impiccare Pinocchio per rubargli le monete d’oro. Un’altra celebre interpretazione di questi personaggi è stata data da Franco e Ciccio nel celebre sceneggiato Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Vediamo la scena del campo dei miracoli.

Alla fine del libro i due imbroglioni cadono in disgrazia e Pinocchio non ha alcuna pietà di loro. Collodi ha creato due personaggi che, insieme con il protagonista, sono riusciti a colpire l’immaginazione del lettore, sebbene siano due antagonisti.

I due volti di Mangiafuoco

La sorte del personaggio di Mangiafuoco è molto diversa da quella del gatto e della volpe. Nelle trasposizioni cinematografiche (ed anche in alcuni anime ) viene spesso rappresentato come una persona cattiva, invece nel libro ha tutt’altro carattere. Ha un aspetto incredibilmente intimorente, ma un carattere sensibile. Si commuove starnutendo quando Pinocchio lo supplica e quando il burattino vuole sostituirsi alla marionetta che deve essere bruciata al suo posto. Regala anche al protagonista delle monete d’oro, che saranno ambite dal gatto e della volpe.

Pinocchio ed il grillo parlante

Il rapporto tra il protagonista ed il grillo non è per niente facile. Il grillo parlante è la coscienza di Pinocchio, ma lui tende a non ascoltarlo mai. Nel film della Disney è sempre insieme al protagonista e sono praticamente amici. Nel libro il loro rapporto è molto diverso. Pinocchio uccide il grillo parlante con un martello, perché non vuole sentire le sue prediche. Questo personaggio riappare ancora nella storia, come ombra, come dottore e ancora come normale grillo. Cerca sempre di consigliare Pinocchio, ma lui non lo ascolta quasi mai. Solo alla fine si riappacificano.

Mastro Geppetto e la fata dai capelli turchini

Pinocchio ha due persone che sono a lui molto care. Sono mastro Geppetto e la fata dai capelli turchini. Il primo è suo padre, poiché l’ha scolpito dal legno. Gepppetto lo tratta come un figlio e gli dà tanto amore, anche quando Pinocchio combina molti guai. Il burattino vuole mettersi a studiare e rendere felice suo padre, ma cade sempre in tentazione e preferisce divertirsi. Tanto da finire nel paese dei balocchi con Lucignolo e trasformarsi in asino. Si prenderà cura di suo padre, quando scapperanno dallo stomaco del pescecane (nel libro Geppetto e Pinocchio sono inghiottiti da un gigantesco squalo, non da una balena ) . La fata turchina gli è sempre molto vicina. Lo salva da situazioni molto difficili e gli insegna a non mentire (mostrandogli che le bugie allungano il naso) . Lo incita anche a studiare e sarà lei alla fine, dopo aver testato la sua bontà, a renderlo un ragazzo vero.

La morale di Pinocchio

La storia del burattino che diventa bambino ha molti spunti pedagogici. Il primo tra tutti riguarda l’importanza per lo studio e che una vita di soli divertimenti non va bene. Occorre ascoltare i saggi consigli, non mentire e diffidare degli imbroglioni e ammaliatori. La fiaba di Collodi ha ancora molto da insegnare alle generazioni future. Il suo messaggio è universale e senza tempo.

Pubblicato il
3 mesi ago
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Intrattenimento
Viviana Tintori

Viviana Tintori filosofa digitale

Una filosofa specializzata in comunicazione informatica ( eh si…avete letto bene, anche i pensatori amano i computer ) e un’appassionata di tecnologia sin dall’età di undici anni. Classe 1979 e milanese di estrazione, vive immersa nel mondo di Internet e cerca sempre di unire le possibilità date dalla rete con la sua seconda passione: la cultura. È una lettrice accanita, incuriosita da qualsiasi argomento. Adora anche il teatro e il cinema. Abita in una casa piena di libri e uno dei sui desideri è poter guidare una Volkswagen Maggiolino.

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