Come è nato il Tricolore italiano? La nostra bandiera ha cambiato la sua immagine nel corso degli anni e ha conosciuto, da vicino, momenti importanti della storia del nostro paese

Il Tricolore è parte integrante della nostra nazione. Lo vediamo molto spesso, davanti alla facciata di una scuola, o di un palazzo pubblico, ma anche in qualsiasi prodotto, od oggetto, che rimandi all’Italia.

Il Tricolore italiano è una bandiera con una storia importante

Il Tricolore italiano è una bandiera con una storia importante – fonte immagine pixabay.com credit: federicoghedini CC0

Esso, come ogni bandiera, è parte dell’identità della nazione a cui appartiene, ma come è stato ideato? Da dove derivano i tre colori verde, bianco e rosso ? Vediamo di rispondere a queste domande scoprendo, ed analizzando, la sua storia.

Il primo avvento del Tricolore

Il Tricolore comincia a divenire un simbolo nazionale già dal 1796. Il vecchio sistema di piccoli stati, in cui era divisa l’Italia, comincia a dissolversi e prendono piede delle repubbliche democratiche, che seguono gli ideali della rivoluzione francese.

Il legame con la Francia e i modelli di libertà, che combattevano l’assolutismo monarchico, erano molto sentiti in quel periodo e quindi questa bandiera era simbolo di libertà. C’erano delle variazioni, il colore verde veniva, a volte, alternato al blu, a causa del forte influsso della cultura rivoluzionaria francese.

La bandiera comincia ad unire il paese

Il 7 gennaio del 1797 è la data che stabilisce, in maniera formale, la creazione del Tricolore. Il Parlamento della Repubblica Cispadana stabilisce che si debba rendere universale la bandiera.

Il tricolore era ispirato, in maniera molto chiara, alla bandiera francese, anche se i suoi colori furono scelti, tuttavia, con dei precisi criteri che si rifacevano alla tradizione italiana. Il bianco ed il rosso erano presenti nell’antico stemma comunale di Milano, mentre il colore verde era associato alle uniformi della guardia civica milanese. Il tricolore della Repubblica Cisalpina aveva al centro un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.

Il Tricolore dal Risorgimento italiano all’Italia moderna

Con l’avvento della Restaurazione ed il ritorno delle monarchie assolute, il Tricolore diventa clandestino e venne ripreso durante i moti d’indipendenza, poiché è considerato il simbolo dei fermenti patriotici.

Fu presente nei moti piemontesi del 1821, dove apparse nella Cittadella di Alessandria e fu ampiamente utilizzato anche nelle cinque giornate di Milano nel 1848. Dopo L’Unità d’Italia, il Tricolore entrò a far parte, a pieno, della società. Venne rappresentato su prodotti quotidiani di vario tipo, come etichette, quaderni e persino confezioni di sigari.

Ad esso venne dedicata anche una pietanza, ormai molto nota nel nostro paese: la pizza Margherita. Venne inventata nel 1889, per onorare la regina Margherita di Savoia, ed i suoi ingredienti principali rimandavano alla bandiera italiana: il basilico era il verde, la mozzarella il bianco ed il pomodoro il rosso.

La pizza margherita è un piatto che rimanda alla bandiera Tricolore italiana

La pizza margherita è un piatto che rimanda alla bandiera Tricolore italiana- fonte immagine pixabay.com credit: skeeze CC0

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la nascita della Repubblica Italiana, nel 1946, il Tricolore cambiò ancora aspetto. Lo stemma sabaudo venne eliminato dalla bandiera. Tale decisione fu confermata nel 1947 dall’Assemblea Costituente e inserita nell’articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana.

La nostra bandiera oggi

Il Tricolore italiano fa parte integrante della nostra società, come lo sono le altre bandiere per le loro nazioni, come, ad esempio, quella americana. La sua presenza è sempre costante, anche se spesso scontata. Dobbiamo molto a questa bandiera, poiché è il simbolo della nostra nazione ed è stata l’ispirazione per uomini che hanno desiderato l’indipendenza e la libertà.

Published
2 mesi ago
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Curiosità
Viviana Tintori

Viviana Tintori filosofa digitale

Una filosofa specializzata in comunicazione informatica ( eh si…avete letto bene, anche i pensatori amano i computer ) e un’appassionata di tecnologia sin dall’età di undici anni. Classe 1979 e milanese di estrazione, vive immersa nel mondo di Internet e cerca sempre di unire le possibilità date dalla rete con la sua seconda passione: la cultura. È una lettrice accanita, incuriosita da qualsiasi argomento. Adora anche il teatro e il cinema. Abita in una casa piena di libri e uno dei sui desideri è poter guidare una Volkswagen Maggiolino.

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