Solo il passato si può commemorare, le date finite e definite, sulle quali è stata fatta chiarezza storica: l’11 settembre 2001 non è una di esse

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Area World Trade Center dopo l’attentato

Dell’11 settembre 2001 è chiara come il sole una sola cosa: il dolore per le migliaia di vittime innocenti. Un dolore che è tuttora vivo solo per un motivo: l’attentato dell’11 settembre 2001 continua ad uccidere anche oggi. I tumori continuano a devastare chi visse lo schianto degli aerei da vicino. L’attuale tragedia (globale) del vicino oriente prese una piega disastrosa proprio quel martedì. Perché il crollo delle Torri Gemelle è stato in verità il crollo definitivo e devastante di un’altra torre. Più colossale di tutto il World Trade Center messo insieme, ma per il peso del suo (vero) valore simbolico: la Torre di Babele.

11 settembre 2001: un vivido ricordo

L’11 settembre 2001 è per me uno di quelli strani ricordi di cui posso rivivere ogni emozione provata in quelli attimi di follia. 15 anni fa, riuscivo a fare le ore piccole anche un lunedì sera. Ci eravamo svegliati alle 14.00, quel martedì, dopo una lunga notte di compleanno. Scesi al bar a fare colazione, ci siamo ritrovati una scena mozzafiato: il bar era pieno di gente, i volti pallidi fissavano lo schermo di un televisore che aveva il volume più alto del solito. Nessun commento.

Dopo i primi 5 minuti d’immagini, avevamo digerito la notizia. Non sentì rabbia, né impotenza, né paura, né disperazione. Solo un grande sgomento, una profonda tristezza. Non per le vittime, delle quali in quel momento non si parlava, ma per noi, per la storia, la cultura, l’oriente e l’occidente, la democrazia. Tutto ciò che era stato costruito dai nostri avi, in due secoli di storia travagliata e sofferta, cominciava a dare segni di cedimento. Non ingranava più, non funzionava, creava disagio economico, sociale e culturale ovunque.

La delusione e la sfiducia verso la politica e il sistema democratico che oggi dilaga in molti giovani, è stata innescata da quell’attentato.  Ma soprattutto dal fiume inarrestabile di bugie e manipolazioni disastrose che ne è seguito e ancora oggi continua ad infangare. Una generazione di ventenni che credevano profondamente nella possibilità di un mondo migliore cominciò a scoraggiarsi quel giorno.

11 settembre 2001: pane per i complottisti

L’atteso documento di 28 pagine, oggetto di studio della Commissione Congressuale sull’11 settembre 2001, non è stato ancora reso pubblico. La presidenza degli USA non ha rispettato la sua promessa di declassificarlo questo giugno 2016. Le implicazioni politiche di questo documento potrebbero essere molte.

Alcune personalità legate all’ambasciata saudita negli USA (Omar al Bayouni e Osama Basnan per la precisione) lasciarono il paese pochi mesi primi dell’attentato. Queste persone avrebbero accolto i terroristi a Los Angeles durante la preparazione dell’attentato. Avrebbero anche ricevuto ingenti quantità di denaro dall’ambasciatore, Bandar Bin Sultan. G.W. Bush e Colin Powell, amici personali di quest’ultimo, ne sarebbero stati a conoscenza.

Non sarebbe questo l’unico documento sull’11 settembre 2001 a far sollevare i sospetti sull’Amministrazione Bush. È nota la direttiva di Donald Rumsfeld del 1 giugno 2001 togliendo ogni potere decisionale al Comando di Difesa Militare in caso di dirottamento aereo pirata. Restava tutto in mano all’Aviazione Civile, che doveva interpellare il Ministero di Rumsfeld per agire. Questa direttiva fu un blocco per la gestione dell’emergenza aerea, che prima operava con una procedura collaudata da anni.

11 settembre 2001: troppe le prove, anche scientifiche

Dubbi d’ingegneri e scienziati, messi a tacere sin da subito, sul crollo delle Torri e del WTC 7 comparvero già nelle prime ore. Teorie inizialmente smentite che negli anni si sono dimostrate inconfutabili per il loro peso scientifico. Altrettanto per quanto riguarda il giudizio di piloti esperti sulla possibilità di centrare gli obiettivi con aerei di quella portata. Immagini di telecamere mai rese pubbliche. Un intero aereo, quello schiantato in Pennsylvania, mai ritrovato. I voli AA 11 e AA 17 non erano nemmeno stati schedati, i numeri di coda e l’ora di decollo non comparivano sui tabulati. Troppi interrogativi.

Ma tra tutti, un elemento che rende la versione ufficiale puro fumo negli occhi: la svendita a grande scala e a prezzi stracciati di titoli di compagnie aeree e assicurative solo qualche settimana prima dell’attentato. Probabilmente, alcune persone erano a conoscenza di ciò che stava per accadere. Ed erano consapevoli della sua portata.

L’unica cosa certa è che Bin Laden e Al-Qaida, nel 2000, erano sconosciuti e irrilevanti. In dieci anni, diventarono la seconda milizia armata più potente della storia. Superati solo dall’ISIS.

11 settembre 2001 e le conseguenze: una lettura (molto) personale

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Assemblee popolari degli “indignados” del 15M

L’11 settembre 2001 mise in evidenza il pericolo del terrorismo globale. Le esplosioni controllate nelle strutture degli edifici del WTC furono solo il preludio di un altro tipo di esplosione.  Quello delle cellule terroristiche. La loro crescita, da allora, è stata esponenziale. Grazie al finanziamento illegale proveniente dai grandi poteri (sovrani e non). Ci provano dai tempi di Napoleone. Ora la diplomazia non conta più: la guerra è solo questione di speculazione finanziaria.

Ma l’attentato dell’11 settembre 2001 mise in evidenza un altro pericolo ancora maggiore. Del quale non si può continuare a mettere in dubbio l’esistenza. Non dopo la guerra d’invasione all’Iraq e il finto trapianto democratico. Non dopo la crisi finanziaria del 2008. Non dopo l’ISIS. La sovranità dei popoli non conta più nulla, i governi servono altri poteri più forti e decisivi della volontà democratica della nazione che rappresentano: vogliamo parlare del governo Monti?

L’11 settembre 2001 servì a consolidare questo stato di cose, questa idea devastante: il terrorismo globale è talmente potente che è possibile sconfiggerlo solo sacrificando pezzi di libertà, ma soprattutto di sovranità. La volontà dei popoli di unire le forze per costruire insieme: la Torre di Babele, pluralità, dialogo, democrazia. Vogliamo parlare dei decreti salva-banche? Delle nomine di ex-politici ad alte cariche di organismi internazionali con potere sovranazionale? Vogliamo parlare anche del burkini? Il crollo di Babele inizia con la difficoltà di comunicazione, di accettare la diversità, di fiducia reciproca.

11 settembre 2001: un appello alla riflessione

A chi oggi pensa che l’11 settembre  2001 oramai fu, che non ci resta che commemorare, ricordare e condividere il dolore delle vittime, lascio qui qualche domanda per la riflessione: chi finanziava Al-Qaida prima e dopo l’attentato alle Torri Gemelle? Chi mise i 19 terroristi nella condizione di orchestrare e compiere un attentato di una complessità così elevata? E ancora… chi compra veramente il petrolio dell’ISIS? Chi vende loro le armi?

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6 mesi ago
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Intrattenimento

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